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[INTERVISTA]: Francesco Ambrosino di Socialmediacoso.it

 

 

Blog, Social Media, un evento in preparazione  e molto altro. Questo è quello che uscito da questa intervista con Francesco Ambrosino. Il suo sito è http://www.socialmediacoso.it

 

Francesco crede fortemente nel potere del Content Marketing e non gli piace parlare di cose che non conosce, per questo parla poco ma se può scrive.

 

LE DOMANDE A FRANCESCO AMBROSINO

Ciao Francesco, prima di tutto “grazie” per il tempo che hai impiegato a rispondere alle domande per il mio blog. Allora partiamo subito.

Presentati spiegando ai lettori chi sei e cosa fai nella vita 

Questa domanda è sempre bastarda, soprattutto per chi, come me, non sta mai fermo allo stesso posto per troppo tempo. In breve, posso dire che sono un Content Marketer, uno che, per mestiere, produce contenuti per PMI e liberi professionisti.

Mi occupo, nello specifico, di blogging aziendale e di social media marketing, faccio formazione e partecipo ad eventi di settore come relatore, quando non li organizzo io, come nel caso del Digitalklive.

 

 

Quando e perché è nato il tuo blog (http://www.socialmediacoso.it/) ?

Socialmediacoso è nato nell’estate del 2014, e da allora è la mia casa digitale. L’ho creato perché avevo bisogno di uno spazio mio per sperimentare e mettere in pratica le cose che imparavo e imparo ogni giorno, e da allora non ho mai smesso.

Scrivo sempre meno, ma lo faccio solo quando ho qualcosa che voglio dire davvero, che nasce dalle mie esperienze professionali quotidiane. Si evolve con me, e mi piace da morire.

 

 

Solitamente in passato  se a un imprenditore parlavi d’investire in Blog e Social Media ti rideva in faccia (se ti andava bene). In questi anni com’è cambiato l’approccio delle Aziende nei confronti di questi strumenti che, se usati bene,  possono essere veramente potenti?

Molti continuano a riderti in faccia, e sono quelli del “abbiamo sempre fatto così”. Ecco, quelli non saranno mai clienti, meglio ignorarli e salutarli con la manina mentre affondano con tutta l’azienda.

Oggi più che mai ci si rende conto che la presenza online deve essere subordinata alla produzione di contenuti utili, interessanti, di qualità, sia sui social che sul blog.

Un sito web aziendale non riceve traffico, se non branded, e questo è un problema enorme.

Se si vuole far fruttare quello spazio digitale, magari pagato anche profumatamente ad una agenzia del cazzo che continua a vendere il prodotto “sito” invece del servizio, è necessario produrre dei contenuti, ottimizzati lato SEO.

Meglio intercettare un traffico profilato, di persone potenzialmente interessate a quello che è il tuo settore, invece di sparare nel mucchio e sperare di beccare quello giusto.

 

 

Il blog aziendale e  i Social sono strumenti potenti per il proprio business, ma se usati male possono avere conseguenze devastanti (mi vengono in mente il caso di British Petroleum e di Piovono Zucchine). Secondo te cosa bisogna fare per cercare di salvare la nostra Web Reputation dopo una “crisi online”?

Guarda, partiamo dal presupposto che le crisi spesso sono generate dall’incomprensione o dall’eccessivo desiderio polemico degli utenti, mentre altre volte se le cercano proprio, come nel caso ridicolo di Piovono Zucchine.

Non esiste la bacchetta magica per evitare di fare danni, ma credo che per ridurre le possibilità di fallire sia sufficiente partire da un dato: quando parli online, non sei solo.

Devi sempre calcolare tutto quello che è calcolabile, quindi frasi anche solo potenzialmente ambigue su sesso, religione, credo politico, abitudini alimentari, vanno evitate.

Pochi social team sono veramente preparati a monte ad affrontare una crisi, si procede un po’ a vista in quei momenti, ma questo non giustifica l’arroganza. Mai.

Anche se hai ragione, devi sforzarti di mantenere dei toni pacati, senza mai, però, giustificare o avallare comportamenti offensivi da parte degli utenti. Una bella netiquette, una dose massiccia di santa pazienza, e si fa.

 

 

Blog: scrivere per i lettori o per Google ? Quanto è importante seguire le regole della SEO ?

Non esiste più una distinzione così netta tra le esigenze di Google rispetto a quelle degli utenti.

Se vuoi produrre dei contenuti per il tuo blog professionale o aziendale non devi ignorare le regole SEO, e se vuoi seguire le regole SEO non puoi ignorare il lettore.

Alla base della produzione dei contenuti deve esserci sempre il concetto di utilità: quell’argomento ha buoni volumi di ricerca su Google? Perfetto, vuol dire che le persone hanno quel problema lì e tu puoi provare a risolverglielo con un contenuto scritto come Dio comanda.

Google è un algoritmo, ma costruito per gli esseri umani. Quindi, scrivi per gli esseri umani, ma assicurandoti che abbiano bisogno di quel contenuto.

 

 

Se è vero che una volta i blogger venivano snobbati e presi per il culo, perché visti come il classici ragazzini nerd e brufolosi, adesso tutti vogliono fare i blogger (spesso mossi dalla ricerca di soldi e gloria). Com’è cambiata la situazione della blogosfera e come è cambiata la figura del blogger?

Tutti vogliono fare i blogger perché l’accesso alla professione è molto semplice, ma come dico sempre all’inizio dei miei corsi se vuoi fare il blogger non devi aprire un blog. Devi prima farti le ossa, altrimenti dopo tre mesi lo chiudi demoralizzato.

Non credo che sia cambiata la figura, semplicemente grazie ai social è più facile farsi notare. Io faccio blogging da 16 anni, le piattaforme sono sempre esistite anche prima di WordPress, solo che all’epoca dovevi essere un nerd o un amante della scrittura.

Oggi, invece, è possibile non essere nessuna delle due cose, ma avere voglia di raccontare il proprio lavoro, il proprio hobby, le proprie passioni.

Una cosa è certa, non si guadagna un cazzo facendo il blogger, quindi non lo aprite pensando di fare soldi con la pala grazie ai banner.

 

 

Svolgi anche attività di formazione, raccontaci il lavoro che c’è dietro la preparazione di un corso e quali sono le difficoltà che si possono incontrare durante questa attività. 

Adoro fare formazione, e sto cercando di farne sempre di più, organizzando da solo i miei corsi di Blogging e SEO Copywriting, prima a Napoli, ora a Roma.

Fare formazione è difficilissimo, ma io ho le spalle forti perché sono nato professionalmente in questo ambiente, nella realtà peggiore d’Italia per quanto riguarda questo settore: Napoli.

Mi dispiace dirlo, ma se riesci a portare gente in aula con un corso a pagamento a Napoli, puoi farlo ovunque. Ovunque.

Ci sono 3 cose difficili da fare:

  1. Progettare il corso: devi assicurarti che ci sia interesse per quella materia, che nel territorio non ci sia troppa concorrenza, che la tua struttura possa competere in modo adeguato sul mercato, che abbia una giusta proporzione tra durata e costo, e mille altre variabili (ad esempio calcolare le provvigioni dei commerciali);
  2. Vendere il corso: in Italia c’è la cultura del pezzo di carta, si fanno corsi per accumulare titoli e non competenze, ed è il motivo per il quale c’è una disoccupazione giovanile dilagante in questo fottuto Paese. Vogliamo fare tutti gli avvocati, poi scopri che c’è lavoro per i programmatori in angular.js ma non per gli azzeccagarbugli. Riuscire a vendere qualcosa di intangibile, che all’apparenza è solo fumo, è difficilissimo;
  3. Gestire l’aula: sono sincero, la maggior parte dei formatori in Italia è incompetente. Sia chiaro, mi riferisco all’abilità nel gestire l’aula, non alle competenze tecniche specifiche, che non discuto. Chi entra in aula a fare formazione quasi mai ha i tempi giusti, il linguaggio giusto, l’occhio attento per beccare quello che, in ultima fila, si è un po’ perso e non ha capito quanto hai appena spiegato, balbetta, pieno di intercalari da interrogazione delle superiori (ehm, diciamo, possiamo dire che, ecc..). Fare il formatore è come fare l’attore, o lo stand-up comedian. Devi gestire la curva dell’attenzione, altrimenti è finita.

 

 

Per una persona che lavora online quanto è importante uscire dalla “propria cameretta” ed incontrare vis a vis clienti e/o collaboratori 

Fondamentale. Lo dico sempre, lavori sui social ma non devi fare l’asociale.

Conosco professionisti che credono che lavorare online voglia dire stare 12 ore al giorno attaccato al pc a cosare il coso, e non fanno altro. Fosse per me, starei sempre in giro a fare consulenze, riunioni, corsi di formazione, eventi, altrimenti non cresci mai.

Il nostro lavoro può essere molto alienante, e rischiamo di diventare come Robertino in “Ricomincio da Tre”. Ecco, io sono come il personaggio di Troisi, che gli dice “devi uscire, và mmiezo ‘a strada, tocc ‘e femmene, va a arrubbà, fa chello che vuo’ tu!”.

 

 

In questi giorni sei impegnato con il DigiTalkLive (http://www.digitalklive.it/), raccontaci meglio questo progetto. 

Digitalklive è un pezzo di cuore, nato per caso e diventato un community di persone che si vuole bene davvero. Lo scorso anno, dal nulla, abbiamo organizzato un evento che doveva essere una semplice presentazione di un libro e si è trasformato in una giornata dedicata al Digital Marketing e al Content Marketing con più di 200 partecipanti.

Quest’anno, in vista dell’uscita del libro di Federico Simonetti e Luca Barboni sul Growth Hacking, abbiamo deciso di replicare l’evento, ma più grande e più figo.

Una giornata intera, con 18 relatori d’eccezione, divisi in due panel, uno dedicato alle StartUp e uno dedicato alle PMI.

Nel giro di 10 giorni siamo passati dal “vogliamo rifare il Digitalklive?” al “E adesso dove cazzo le mettiamo 300 persone?”.

Sembra una esagerazione, ma è andata proprio così, fino alla fine di marzo non avevamo nemmeno una sala, oggi abbiamo sponsor, relatori, sala, pranzo offerto a tutti, ricchi premi e cotillion.

La cosa bella di questo evento è l’entusiasmo che registra nelle persone, come se non stessero aspettando altro da tempo. In meno di 3 giorni è andato Sold Out, non ce lo saremmo mai aspettato. Ci sarà da divertirsi, e tu non puoi mancare!

 

 

CONCLUSIONI

Ringrazio ancora Francesco per aver risposto alle mie domande, se lo volete seguire sui Social questi sono i suoi canali:

 

 

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[INTERVISTA]: Marko Morciano di Markomorciano.com

 

 

 

Anche in questa intervista rimaniamo sul tema fotografia, instagram e comunicazione  andando ad intervistare Marko Morciano. Il suo sito è http://www.markomorciano.com/

 

Lui si definisce un “Digital Artist” con la passione per la fotografia, sui Social è molto presente specialmente su Instagram (il suo Social Network preferito).

 

LE DOMANDE A MARKO MORCIANO

Ciao Marko, prima di tutto “grazie” per il tempo che hai impiegato a rispondere alle domande per il mio blog. Allora partiamo subito.

 

 

Presentati spiegando ai lettori chi sei e cosa fai nella vita

Sono Marko Morciano e sono un Digital Artist perché attualmente non credo di avere una definizione bene precisa visto che mi occupo di vari campi. Nasco come fotografo e poi gli studi e la formazione in marketing mi hanno portato ad avere una propensione al mondo della Comunicazione e dei Social che poi ho unito insieme alla passione per la fotografia e per la scrittura.

Quindi nella vita mi occupo di Comunicazione e Fotografia e molta parte del mio lavoro si basa sui Social Network.

 

 

Come e quando è nata la tua passione per la fotografia ?

La mia passione per la fotografia è nata da quando ero piccolo, avevo 9 anni quando trovai la mia prima fotocamera analogica a casa dai miei non utilizzata. L’ho presa ed ho iniziato a scattare foto e mi divertivo un sacco, questa passione poi si è evoluta con l’arrivo degli smartphone e alle tecnologie.

Il mio primo smartphone fu un Sony Ericsson T68i che aveva un fotocamera esterna che si applicava, quindi con questo smartphone ho iniziato a fare le mie prime foto in digitale e mi divertivo con i primi programmi di fotografia ad editare le mie foto e a smanettare con l’editing che è una delle mie più grandi passioni.

 

 

In questi anni il mondo della comunicazione è cambiato molto, grazie anche all’ascesa del Web e dei Social Media, cosa secondo te non può mancare in una strategia di comunicazione per un progetto online?

Sicuramente non può mancare la semplicità, io reputo la semplicità uno dei concetti alla base di tutto, perché più una cosa è semplice e più può arrivare alla gente il messaggio in maniera chiara quindi risulta più facile fallo recepire, però non bisogna mai superare i limiti perché ci sono dei limiti anche nella semplicità.

Non andare mai troppo oltre perché alla fine si rischia di sfociare nella banalità, quindi sicuramente in una strategia (secondo me) conta la semplicità e quella che io chiamo una comunicazione amichevole, ovvero utilizzare un linguaggio semplice e diretto che arriva subito e senza troppi fronzoli. A questi due elementi va unità anche l’originalità per dare un valore aggiunto a quello che si sta facendo.

 

 

Ho visto sul tuo sito (www.markomorciano.com) che hai all’attivo molti progetti, quello che mi ha incuriosito di più è Ayellowmark un progetto nato su Instagram. Spiegaci esattamente di cosa si tratta.

Ayellowmark è nato a dicembre 2014, dopo pochi mesi che mi ero appassionato fortemente ad Instagram, ed è nato durante un viaggio in treno. Io ho la passione per il colore giallo da sempre e ultimamente stavo pubblicando foto con dettagli gialli sul mio profilo Instagram principale.

Quindi mentre ero in viaggio, quasi per gioco, decisi di aprire un profilo Instagram dove pubblicare solo “foto gialle”. Il nome nasce dal gioco di parole dal fatto che fosse un “richiamo al giallo” e “mark” che richiama comunque il mio nome.

Quindic è un progetto creativo fotografico nato su Instagram che racchiude tutte le foto con dettagli gialli e che spesso alcune foto (meno della metà) sono re-postate dalle utenze della community che utilizzano l’hashtag #ayellowmark nelle foto.

Naturalmente non tutte le foto vengono re-postate sul profilo, ma solamente quelle che rispettano alcuni criteri come tonalità di giallo, la pulizia della foto, la qualità e quello che è contenuto nella foto. Grazie a questo progetto sono nate delle collaborazioni, il progetto è stato menzionato anche da Mashable e da Netflix (sono rientrato tra i 25 per un campagna che fecero 1 anno fa per selezionare delle persone che avrebbero viaggiato per il mondo sulle scene delle serie TV di Netflix per documentare).

Inoltre sono nati anche dei prodotti Ayellowmark come ad esempio le ayellowmark mugs e le t-shirt.

 

 

Instagram: due libri pubblicati e un profilo che generano numeri interessanti.

Per la precisione sono due e-book auto-pubblicati, quindi non c’è nessuna casa editrice dietro a questi libri, che ho pubblicato sul mio blog e che mi ha dato un grande riscontro e delle grosse soddisfazioni.

 

 

Cosa serve per essere vincenti su questo Social  (Instagram) ?

Sicuramente serve una passione per la fotografia e non è una frase fatta, infatti quello che mi ha portato al “successo” su questo Social è stata la naturalezza con cui l’ho usato. Essendo appassionato di fotografia a me non pesava scattare fotografie e pubblicare sul Social.

Altra caratteristica importante è essere costanti e presenti nella community, interagire (lasciare like, commentare, seguire le persone) con gli altri utenti è importante altrimenti l’utilizzo di Instagram diventa una comunicazione unidirezionale dove io voglio solo ricevere senza dare niente (in termini di like, commenti, condivisioni).

Naturalmente i feedback (like e commenti) devono essere dati a foto che io effettivamente apprezzo, che non siano quindi finti, è per questo che io seguo un numero molto limitato di persone perché sono molto selettivo nel seguire persone che hanno una Gallery che mi piace.

 

 

Instagram (forse) è il Social più snobbato dai Social Media Manager per le attività lavorative, è veramente così impossibile generare (come dicono gli esperti di marketing) una lead generation ?  

Instagram in realtà non credo che sia tanto snobbato dai Social Media Manager perché comunque si stanno rendendo conto delle potenzialità di questo Social. Io lavoro molto come Creatore di Contenuti e lavoro a stretto contatto con molti Social Media Manager che si occupano di curare la comunicazione dei brand.

Quindi io non credo che molti Social Media Manager lo snobbino e se lo fanno è solo per una presa di posizione, però per quanto riguarda la mia esperienza io lavoro con molti Social Media Manager che utilizzano Instagram per campagne di influencer marketing. Quindi assolutamente funziona e non credo che sia impossibile creare lead generation.

Ad esempio quando ho pubblicato il mio primo e-book gratuito su Instagram quello che mi ha portato più conversioni è stato proprio Instagram. Infatti pubblicizzando l’e-book su Instagram sono andato a colpire il target interessato al contenuto dell’e-book avendo un ottimo riscontro.

 

L’utente finale vede solo il prodotto finale (che sia una foto, un video o un progetto grafico).  Ma quanto lavoro c’è dietro per la realizzazione?

Il lavoro che c’è dietro ogni scatto è veramente tanto, quando realizzo un post/contenuto/foto mi porta via sempre del tempo perché lo voglio fare sempre bene, preciso, deve essere di qualità, la luce deve essere giusta.

Sia che il post sia sponsorizzato su commissione (quindi lavoro) o che sia semplicemente una foto che voglio condividere con i miei follower la qualità non deve mai mancare, quindi il tempo impiegato dietro la realizzazione di ogni scatto c’è perché prima c’è la creazione dell’idea e poi si mette in pratica.

 

 

Che caratteristiche deve avere una fotografia per colpirti ?

Non deve essere banale (porte, porticine, cassette della posta, 500, fiori, bici etc..), quello che mi piace molto è anche quello che viene scritto nelle didascalie perché sono sempre interessato a capire il collegamento che la gente fa  tra foto e didascalie.

Se invece devo valutare solamente la foto quello che mi interessa è il punto di vista, la qualità e la luce per me la luce è fondamentale. Una foto con una bella luce sicuramente riesce a colpirti anche se banale.

Quello che non amo sono le foto particolarmente colorate, saturate e un uso eccessivo di editing (HDR, contrasti etc..).

 

 

Pellicola o Digitale, quale preferisci ?

Sicuramente digitale anche perché sono appassionato di editing fotografico/postproduzione e poi perché sono cresciuto con la digitale.

 

 

 

CONCLUSIONI

Ringrazio ancora Marko che nonostante i suoi impegni è riuscito a trovare del tempo per rispondere alle mie domande. Se lo volete seguire questi sono i suoi canali Social:

 

 

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[INTERVISTA]: Francesco Menghini di FrancescoMenghini.net

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Oggi parliamo di fotografia, video, viaggi e lo facciamo con Francesco Menghini. Fotografo, videomaker con la passione per i viaggi. Il suo sito web è http://francescomenghini.net/, non perdiamo tempo e iniziamo subito con le domande.

 

LE DOMANDE A FRANCESCO MENGHINI

Ciao Francesco, prima di tutto “grazie” per il tempo che hai impiegato a rispondere alle domande per il mio blog. Allora partiamo subito.

 

Presentati spiegando ai lettori chi sei e cosa fai nella vita

Dico sempre che la cosa più difficile da fare è presentarsi, perché ciascuno di noi altro non è che la propria storia, intrisa dei propri pensieri, emozioni, progetti, e non è facile sintetizzare tutto questo in una risposta.

Quindi per semplicità potrei dire che sono una persona in continua evoluzione. Da vent’anni sono un regista, un documentarista, un fotografo.

Mi sento un uomo fortunato perché ho avuto la possibilità di fare della mia passione un lavoro che mi ha dato infinite soddisfazioni, sia perché ho lavorato a programmi tv per maggiori emittenti italiane e qualcuna straniera, sia perché è un lavoro che mi ha permesso di viaggiare, ed io adoro il mondo.

Da tre anni circa inoltre mi occupo di web, e in particolare ho creato Madre in Italy, una piattaforma rivolta agli italiani all’estero, e francescomenghini.net dedicato invece a chi ruota intorno al videomaking, al montaggio video, alla fotografia.

 

 

Anche tu hai il tuo sito con la sezione blog (http://francescomenghini.net/), quindi anche per un fotografo/videomaker è importante essere presente sul web con un blog?

Credo che per vivere il presente bisogna mantenersi in costante evoluzione perché il presente muta ogni giorno, come un fiume. per questo oggi è importante avere un proprio sito.

Se vuoi che altri sappiano chi sei, quanto vali, cosa fai, come lo fai, la cosa migliore da fare e farglielo sapere, e il web in questo è un megafono. Questo a condizione che tu sia trasparente, sincero, vero. Se menti, il web può diventare un boomerang.

 

 

“…. Siamo un team di professionisti della comunicazione e del Web. Abbiamo creato una rete di collaboratori e referenti italiani in diversi Paesi…. Madre in Italy è una piattaforma, una web-TV in via di sviluppo, ma soprattutto una casa lontano da casa…” 

Parlaci di questo progetto, che cosa fate esattamente con Madre in Italy?

Diamo supporto agli italiani che vivono all’estero e a quelli che hanno intenzione di trasferirsi in un altro Paese, magari anche solo per un periodo.

Lo facciamo attraverso le informazioni che forniamo e i servizi che offriamo, che vanno dal blogging alle consulenze personalizzate su vari temi come quello della burocrazia, delle convenzioni internazionali, della tassazione, della sanità.

Abbiamo una rete di collaboratori che sono professionisti italiani che vivono all’estero, ma anche semplici referenti italiani in diverse città del mondo che posso essere un punto di riferimento per chi è interessato a quel Paese.

E poi volgiamo promuovere, attraverso la realizzazione di video, l’attività delle imprese italiane all’estero, quelle tante che nel mondo rappresentano il Made in Italy, oppure dei tanti talenti italiani che all’estero hanno trovato casa e fortuna: una sorta di storytelling dell’italianità nel mondo, fatta di persone, storie e vissuto.

 

 

Anche Madre in Italy è in costante evoluzione e abbiamo in cantiere una serie di progetti, in particolare ora stiamo lavorando è quello della web tv, ossia la creazione di contenuti video con una precisa linea editoriale, ed è per questo che mi sto guardando intorno alla ricerca di vlogger italiani che vivono all’estero.

 

Fotografo e Videomaker ormai sono figure che sono  state sdoganate dal web, ovvero ti basta una macchina fotografica (o una videocamera)  e un account Social per diffondere i tuoi lavori e farti conoscere. Secondo te è un bene o un male?

E’ un bene. Se hai talento il web ti premia. Se non lo hai ti boccia.

 

Ho visto che per lavoro viaggi molto, il posto più bello che hai fotografato e il più particolare?

L’india. Non so se sia il più bello, ma senza dubbio è il più intenso, quello che mi ha dato maggiori soddisfazioni, e quando parlo di India intendo anche l’Himalaya.

Sono arrivato nel luogo che chiamano “il posto dove nasce l’acqua” e ti assicuro che quando assaggi l’acqua che nasce li, capisci quanto siamo piccoli rispetto alla natura.

 

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Cosa deve trasmettere una foto (o un video) per colpirti?

Mi deve emozionare, deve arricchirmi, deve farmi pensare che se non l’avessi vista o visto, mi sarei perso qualcosa di bello.

 

Noi utenti finali vediamo solo il risultato (quindi la foto o il video) molti pensano che sia facile, punti la macchinetta scatti e poi condividi. Sfatiamo questo mito! Ma quanto lavoro c’è dietro ?

Non c’è solo lavoro, perché scattare una foto o girare un video non è solo mestiere, o capacità tecnica. Dietro uno scatto o dietro un video c’è tutta la vita che fino a quel giorno hai dedicato a questo.

C’è la passione, la ricerca, gli ostacoli che hai superato, le volte che hai pensato di smettere e non lo hai fatto, i sacrifici, l’emozione di avere in mano la telecamera che desideravi, ci sono le mille foto non scattate e le altrettante cestinate, ci sono le immagini vuote e quelle piene, la sperimentazione, lo studio, la costanza, il divertimento, gli aneddoti, insomma, una storia.

Un esempio ne è il video che ho girato per l’Unicef e la rai la scorsa estate in Mozambico.

 

 

Instagram, Youtube, 500px e Flickr cosa ne pensi di queste piattaforme ? Sono canali validi per diffondere i propri lavori? Ne conosci altri?

Penso che siano canali di diffusione, che ciascuno può scegliere di utilizzarli tutti o solo quello che sente più affine. Rappresentano un mezzo, una opportunità, e sta a te capire se sono o meno adatte a ciò che fai.

Credo però che non abbiamo ancora raggiunto il picco evolutivo, sono piattaforme che stanno sperimentando e mettendo a punto nuovi utilizzi, e questo mi incuriosisce molto.

 

Cosa consigli ai novizi che vogliono iniziare la tua stessa carriera?

Non mi piace dare consigli, preferisco condividere le esperienze, è per questo che uso il blog, e quindi, voglio raccontarti qualcosa che ho imparato: l’estate scorsa avevo bisogno di mettere a punto alcuni aspetti tecnici e di marketing legati a Madre in Italy, e per questo sono andato a San Francisco, nella Silicon Valley.

La Silicon Valley è un luogo molto particolare, se dovessi creare un’immagine direi che è una piazza attraversata da persone di tutto il mondo che hanno una caratteristica in comune: lavorano al futuro.

Lì scopri quante cose stanno per accadere, le vedi creare, e vieni contagiato da uno sguardo che piano piano diventa anche il tuo, ed è pieno di energia positiva. E’ questo che vorrei trasmettere a chi vuole iniziare qualunque cosa: energia positiva e senso critico.

 

CONCLUSIONI

Ringrazio ancora Francesco per il suo tempo e per aver reso questa intervista grazie alle sue risposte, foto e video molto interessante.

Se la volete seguire anche sui Social questi sono i suoi Canali:

 

 

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[INTERVISTA]: Angelo Cerrone di Angelocerrone.it

Angelo Cerrone

 

Siamo arrivati alla quinta intervista e questa volta parliamo con un giovane professionista del web marketing molto forte anche su Instagram, oggi parliamo con Angelo Cerrone di https://www.angelocerrone.it/.

Non perdiamo tempo e iniziamo subito con le domande, sei pronto Angelo ?

 

LE DOMANDE AD ANGELO CERRONE

Ciao Angelo, prima di tutto “grazie” per il tempo che hai impiegato a rispondere alle domande per il mio blog. Allora partiamo subito.

 

Presentati spiegando ai lettori chi sei e cosa fai nella vita

Ciao, mi chiamo Angelo,ho da poco compiuto trent’anni e vivo nella splendida provincia di Salerno. Nella vita sono un nullafacente per molti e un professionista per pochi in quanto mi occupo di marketing e comunicazione per imprese e liberi professionisti.

Attualmente sono digital e social media strategist per una società locale,svolgo attività da libero professionista e,sempre in ambito locale,sto gestendo,sotto il profilo comunicativo,un nuovo progetto imprenditoriale.

 

Come nasce il tuo blog, Angelo Cerrone (www.angelocerrone.it), e quali argomenti tratti?

Il blog nasce dalla mia precedente esperienza con WordPress.com. In due anni e mezzo ho ottenuto tantissime soddisfazioni sia sotto l’aspetto professionale che sotto l’aspetto personale.

Dopo lunghe ed attente riflessioni,ho pensato di creare un blog di proprietà dove potessi ripercorrere i successi del mio primo blog.

Per questo anche su angelocerrone.it continuerò a “parlare” di marketing e comunicazione per imprese e liberi professionisti soprattutto in ambito digitale.

 

Come nasce un tuo post? Hai un calendario editoriale?

I miei post nascono dalla mie esperienze personali con i media digitali o in alternativa dalle richieste dei miei follower. Quest’ultime possono essere esplicite o tacite.

Le richieste esplicite non hanno bisogno di presentazioni visto che ognuno di noi ha ricevuto,almeno una volta nella vita,un messaggio,un email o un commento di aiuto da parte di un utente meno esperto.

Invece le richieste implicite sono molto più complesse in quanto è necessario ascoltare i bisogni dei navigatori mediante una continua analisi dei dati statistici del proprio blog.

Invece per quanto riguarda il calendario editoriale,per ora è prevista una sola pubblicazione per il Lunedì,con un argomento scelto la settimana precedente,ma in futuro spero di trovare ulteriore tempo per incrementare il numero di post.

 

Angelo e i social: che rapporto hai?

Odi et amo. Alcuni social li amo da impazzire,altri un po’ meno ma nel complesso adoro il mio lavoro. I social che apprezzo maggiormente sono quelli visual ovvero Pinterest ed Instagram,mentre non amo particolarmente Facebook perché su quella piattaforma la creatività e le idee sono penalizzate da un algoritmo che premia soltanto chi investe nell’advertising.

Infine apprezzo molto anche Linkedin e Twitter che sono utilissimi per chi ha un blog o per chi opera nel campo del business to business.

 

Blog e lavoro: quanto può essere utile un blog nel lavoro di un freelance e/o Azienda ?

Il blog continua ad essere l’arma vincente per le imprese e per i freelance in quanto i costi del social advertising,almeno su Facebook, sono più che raddoppiati e la profilazione sulla stessa piattaforma non sembra essere immune da errori.

Infatti fino a pochi anni fa,su Facebook bastavano pochi euro per raggiungere i propri obiettivi mentre oggi non è più cosi e ciò rappresenta un Handicap per chi non ha grandi budget da investire sul social di Zuckerberg.

Invece per quanto riguarda gli errori,questi ultimi sono legati all’algoritmo di Facebook che mostra gli annunci pubblicitari anche ad utenti poco interessati al nostro prodotto o servizio e ciò condiziona l’intera campagna pubblicitaria in quanto i tassi di conversione sono influenzati anche da questi utenti “fantasma”.

Per questo ritengo che il blog e la Seo siano ancora fondamentali per tutte quelle attività che non hanno grandi risorse economiche in quanto con tanto lavoro e con piccoli budget,da destinare alle attività di Sem,si possono raggiungere grandi traguardi sotto il profilo della conversioni finali.

 

Dalla tua esperienza, le aziende come vivono i Social Media? E’ un rapporto ancora “immaturo” o finalmente è cambiato qualcosa?

Rispetto a qualche anno fa,qualcosa è cambiato ma l’Italia resta una terra di cuggini o di imprenditori fai da te.

In questi anni di blogging,ho raccontato diversi epic-fail digitali come: il Kamasutra di Grisbi,il biscottone della MotoGp interpretato dalla Gentilini oppure la comunicazione omofoba di Melegatti.

Inoltre in questi ultimi mesi abbiamo assistito al suicidio del ristorante Piovono Zucchine che ha creato una strategia di Instant marketing “sfruttando” la tragedia del terremoto.

Tutte queste azioni sono la chiara dimostrazione di come ci sia ancora tanta improvvisazione.

Ma in questo caos generale stanno emergendo belle realtà digitali come Taffo,Trony o altre piccole pagine dedicate a prodotti non strettamente connessi con il mondo tecnologico.

Questo significa che la figura del social media manager inizia ad essere rilevante per il mondo del lavoro,ma naturalmente questa nuova figura professionale ha bisogno di tempo,spazio e soprattutto di risorse economiche da utilizzare nel campo dei social media.

 

Ti seguo anche su Instagram e devo dire che il tuo profilo va molto forte, parlaci dei progetti che hai lanciato su questa piattaforma.

Il mio amore per Instragram è abbastanza recente. Mi sono iscritto alla piattaforma soltanto alla fine del 2015 e in un anno ho ottenuto risultati sorprendenti. Ho dato vita a due progetti ovvero all’hashtag #unangeloinviaggio e alla pagina @italiaincartolina.

Con il primo progetto,racconto i miei viaggi lungo la penisola italiana in modo tale da valorizzare un territorio ricco di storia,arte e di bellezze paesaggistiche.

Invece il secondo progetto ha per protagonista i miei follower e i loro viaggi. Attraverso l’hashtag #italiaincartolina,tutti possono essere protagonisti della mia pagina ottenendo visibilità e un piccolo premio ovvero dedicare la loro cartolina ad una specifica persona.

 

Come può essere utile Instagram per un freelance o Azienda?

Le aziende e i liberi professionisti possono operare su Instagram mediante un’attività di indicizzazione locale o di interessi. Mi spiego meglio.

Se l’azienda A operasse sul territorio X,la stessa impresa potrebbe utilizzare tutti quegli hashtag che caratterizzano il territorio X oppure tutti quegli hashtag che possono essere coerenti con gli interessi della propria community.

A tutto ciò,possiamo aggiungere anche le potenzialità di Instagram Stories,uno strumento sottovalutato da molti ma che può essere fondamentale per attuare strategie di storytelling aziendale.

Tutto ciò che ho appena elencato,è valido anche per i freelance che possono utilizzare l’app per valorizzare i loro servizi e per consolidare i rapporti con la loro community di riferimento.

 
LinkedIn Pulse si può inserire in una strategia di marketing ? Può essere utile per un’azienda che ha già un blog?

Linkedin Pulse è un’ottima soluzione per fare storytelling aziendale.

Sostengo da tempo che le aziende devono incentivare e coinvolgere i loro dipendenti nello storytelling aziendale proprio attraverso Linkedin Pulse.

Ogni dipendente potrà scrivere uno o più post dove racconterà la sua esperienza lavorativa in modo tale da mostrare il lato umano della stessa azienda.
Naturalmente i contenuti realizzati su questa piattaforma dovranno essere coerenti con quelli pubblicati sul proprio blog aziendale in quanto senza coerenza vengono meno gli aspetti della comunicazione integrata.

 

CONCLUSIONI

Ringrazio ancora Angelo  per il suo tempo e per aver reso questa intervista, grazie alle sue risposte, molto interessante.

Se la volete seguire anche sui Social questi sono i suoi Canali:

 

 

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[INTERVISTA]: Gloria Vanni di Lessissexy.com

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Arrivati alla quarta intervista credo che sia proprio il momento di intervistare una donna, lei è Gloria Vanni di http://www.lessissexy.com/ una Giornalista/Blogger che ama fare rete, viaggiare e che si definisce un’apolide sempre in movimento.

Non mi dilungo oltre e vi lascio a questa interessane intervista, buona lettura !!

LE DOMANDE A GLORIA VANNI

Ciao Gloria, prima di tutto “grazie” per il tempo che hai impiegato a rispondere alle domande per il mio blog. Allora partiamo subito.

Presentati spiegando ai lettori chi sei e cosa fai nella vita

Ciao Andrea, grazie per questo invito a fare rete e che piacere essere subito dopo un testimonial come Moz! Allora, sono un puzzle! Sono un’apolide sempre in movimento, una persona innamorata della vita, una giornalista ieri e per sempre. Sono blogger, consulente di comunicazione, content editor e host.

Mannaggia l’inglese, però qui rende meglio di “creatrice di contenuti” e “ospite”, cioè persona che offre ospitalità. Ospitare, prendermi cura degli altri e condividere progetti di benessere è ciò che più amo. Ah, sono anche figlia, mamma, ex moglie, sorella, amica, volontaria: basta?

Nella tua biografia leggo che sei giornalista professionista e blogger freelance. Cosa pensi dei giornalisti che schifano i blogger e dei blogger che non vedono di buon occhio i giornalisti? Da che parti ti metti?

Non mi metto da nessuna parte: nel mondo c’è spazio per tutti e credo che ogni giorno sia buono per imparare qualcosa e da chiunque.

Penso che, salvo eccezioni, il giornalismo italiano non abbia compreso e raccolto l’opportunità del web: connetterci. E, allo stesso modo, è stata fraintesa la libertà del web che consente a tutti di aprire la bocca e dire qualsiasi cosa. È comunque difficile creare dialoghi e confronti tra chi parla lingue diverse.

Per esempio, tra una fashion blogger di 20 anni e una giornalista con una lunga storia professionale che, per diventare professionista, ha dovuto passare un esame di Stato, scritto e orale. L’informazione è cambiata e oggi i blogger sono più sexy dei giornalisti.

L’ho detto anche nei corsi di comunicazione digitale organizzati con l’Ordine dei Giornalisti della Lombardia a Milano: apriti cielo, stavo per essere lapidata da centinaia di giornalisti presenti in sala.

Come nasce il tuo blog, Less Is Sexy (http://www.lessissexy.com/), e di cosa parli nei tuoi post?

Less Is Sexy è un blogzine, una via di mezzo tra un blog e un magazine. Nasce il 1° aprile 2013 e sostenibilità, crescita personale, benessere, lifestyle, viaggi sono i temi di articoli il cui obiettivo è informare, incuriosire, stimolare dialoghi e creare confronti. Less Is Sexy non vende nulla: condivide.

Condivide ispirazioni e azioni di sostenibilità che per me è prendersi cura di sé, degli altri, della Terra. Viviamo in un’epoca di opportunità e cambiamenti e “less is sexy” è meno individualismo e più visioni globali, meno nazionalismi e più inclusione, meno autoreferenzialità e più progetti comuni… continuo?

Come nasce un tuo post? Hai un calendario editoriale o scrivi quando ne hai voglia?

Ho un calendario editoriale e pubblico un post a settimana: il martedì. È un calendario comunque flessibile che aggiorno ogni tre mesi circa. Dedico un giorno alla settimana alla scrittura.

Ore in cui scelgo di essere online il minimo indispensabile ed elimino ogni possibile distrazione: no a mail, whatsapp, cellulare e sì alla tecnica del pomodoro che ho raccontato in questo post: http://www.lessissexy.com/tecnica-del-pomodoro/

Gloria e i social: che rapporto hai?

Ho un rapporto distaccato, sereno ed equilibrato. I social sono per me strumenti di comunicazione e condivisione di conoscenza e informazione. Sui miei profili pubblico ciò che mi piace e sulle pagine di LessIsSexy pubblico i post del blog con PostPickr e cose che reputo interessanti per la community che lo segue.

Credo profondamente nel fare rete e condivido spesso post di blogger e media che m’ispirano. E ci metto la faccia. È con l’obiettivo di promuovere la conoscenza che per esempio ho condiviso la mia esperienza di cavia, paziente e persona guarita dall’epatite C.

L’HCV è un virus silenzioso e la percentuale di chi non sa di averlo è altissima. La prevenzione nasce dalla conoscenza.

Com’è cambiata la comunicazione dal periodo della carta stampata a quello del web?

Fino agli anni Novanta del secolo scorso, c’erano i cosiddetti media tradizionali – giornali, radio, televisione, affissioni –, e la comunicazione era verticale e monodirezionale: il giornalista scriveva il suo articolo, l’editore si occupava di stampa e distribuzione e ci si preoccupava poco dell’utente finale.
Con il web, anche l’informazione diventa parte di un processo condiviso e orizzontale. Viviamo una comunicazione più democratica dove anche il lettore può contribuire all’informazione: è il cosiddetto “citizen journalism”. Il giornalista ha sempre il compito di verificare la veridicità delle fonti, oggi è detto anche “fact-checking”.

Lo stesso blogger assume diversi ruoli: crea contenuti e si deve preoccupare di pubblicarli sul blog, quindi condividerli sui social, poi rispondere ai commenti e moderare le conversazioni, ovvero deve prendersi cura dei suoi lettori. È tempo ed energia.

E, come se non bastasse, devi commentare gli altri blogger, essere presente in modo propositivo in gruppi e comunità, fare strategie a medio termine ed essere pronto a stravolgere i tuoi piani in pochi istanti.

Blog e lavoro: quanto può essere utile un blog nel lavoro di un freelance?

Per me è fondamentale, soprattutto all’inizio. Il blog è uno straordinario biglietto da visita, tanto più in Italia dove, grazie al nostro spiccato individualismo, ogni giorno nascono blog con “nomeecognome.it”. Poi, con l’incremento del lavoro, succede che il blog personale passi in secondo piano. Sono pochi i professionisti che riescono a mantenerlo vivo e aggiornato.

Se ti dico viaggiare cosa ti viene in mente? Qual è stato il tuo ultimo viaggio?

Come scrivo nella mia biografia dei post, ho iniziato a viaggiare a 3 anni quando scappavo dall’asilo e ho detto che sono un’apolide sempre in movimento. Il mio primo viaggio da sola l’ho fatto a 13 anni in treno. Poi, sono partita per un viaggio in mare di cinque anni: ho navigato su barche a vela dai 20 ai 25 anni e sono riuscita a laurearmi prima di scendere dalle barche e scegliere di mettere radici a Milano.

Con la consapevolezza che siamo di passaggio e così, dopo 34 anni (intensi e belli), a primavera 2017 cambio vita e mi trasferisco in Spagna, a Minorca. Dove continuerò a fare ospitalità e a occuparmi di benessere, sostenibilità e comunicazione. Il mio ultimo viaggio breve è a Minorca, quello medio è in Malaysia, Thailandia, Taiwan. Quello lungo sarà quando acquisterò un biglietto di sola andata.

Viaggiare per me è vivere. È aprirsi al mondo e agli altri. È uscire dalla propria zona di comfort per avventurarsi in mondi sconosciuti. Opportunità da cogliere al volo per una valigia (sempre pronta) come me.

Si dice che viaggiare apra la mente: come e quanto ha influito il “viaggio” nella Gloria di oggi?

I viaggi sono stati, sono, per me fondamentali. Ero una teenager chiusa, ombrosa, negativa, silenziosa, arrabbiata. Viaggiare apre mente, cuore, corpo, tutto. I cinque anni di barca sono stati la migliore scuola di vita che io potessi sognare. Ho imparato a convivere, a farmi rispettare, ad accettare differenze, a giudicare meno, a lavorare con le mani, a gioire di poco.

Ricordo ancora la difficoltà di spiegare perché la libertà di essere me stessa e di guadagnare 300.000 lire al mese come marinaio/cuoca/skipper (in nero, ovviamente), lavorando 16-18 ore al giorno e 7 giorni su 7, fosse per me la sola scelta possibile. Avevo 20 anni e sono partita per il Sudan, Mar Rosso.

Ho continuato a viaggiare come giornalista specializzata in turismo e prodotti della Terra. Ho viaggiato come mamma e da sola. Nel 2017 compio 60 anni e mi regalo un’altra occasione di viaggio: cambio Paese e scelgo Minorca, la più selvaggia e autentica delle Baleari, per vivere vicino al mare e nella natura.

Se volessi diventare giornalista, quali sono i passi da compiere e quali consigli ti senti di dare alle nuove leve?

Se dico che il giornalismo è una “professione quasi estinta” forse non sarei capita e comunque non è del tutto corretta. Ho fatto la giornalista a tempo pieno nel secolo scorso. Con passione, determinazione, curiosità. Per due anni sono stata “inviato speciale” (era il mio sogno!): inviato di vita, non di guerra.

Non so davvero se tutto ciò oggi è ancora possibile. Non ho fatto scuole ma tanta gavetta e pratica sul campo. Consigli alle nuove leve? Umiltà, umiltà e ancora umiltà. Il che non significa accettare 5 euro a cartella, 1800 battute, 30×60 righe: il giornalismo non va a parole come il blogging. Allora, umiltà, studio (scuole specializzate e università) e strategie. È meglio iniziare in quotidiani locali e piccole cooperative.

Facendo anche due lavori perché con la scrittura e il giornalismo è difficile sopravvivere, figurati diventare ricchi. Suggerisco la lettura del post “17 consigli se vuoi collaborare con un giornale(http://www.wired.it/attualita/media/2016/12/05/consigli-collaboratore-giornale/ ) di Federico Ferrazza, direttore di wired.it e, poi, non mollare mai i propri sogni. Buona vita a tutti.

CONCLUSIONI

Ringrazio ancora Gloria per il suo tempo e per aver reso questa intervista, grazie alle sue risposte molto interessante.

Se la volete seguire anche sui Social questi sono i suoi Canali:

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