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[INTERVISTA]: Francesco Menghini di FrancescoMenghini.net

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Oggi parliamo di fotografia, video, viaggi e lo facciamo con Francesco Menghini. Fotografo, videomaker con la passione per i viaggi. Il suo sito web è http://francescomenghini.net/, non perdiamo tempo e iniziamo subito con le domande.

 

LE DOMANDE A FRANCESCO MENGHINI

Ciao Francesco, prima di tutto “grazie” per il tempo che hai impiegato a rispondere alle domande per il mio blog. Allora partiamo subito.

 

Presentati spiegando ai lettori chi sei e cosa fai nella vita

Dico sempre che la cosa più difficile da fare è presentarsi, perché ciascuno di noi altro non è che la propria storia, intrisa dei propri pensieri, emozioni, progetti, e non è facile sintetizzare tutto questo in una risposta.

Quindi per semplicità potrei dire che sono una persona in continua evoluzione. Da vent’anni sono un regista, un documentarista, un fotografo.

Mi sento un uomo fortunato perché ho avuto la possibilità di fare della mia passione un lavoro che mi ha dato infinite soddisfazioni, sia perché ho lavorato a programmi tv per maggiori emittenti italiane e qualcuna straniera, sia perché è un lavoro che mi ha permesso di viaggiare, ed io adoro il mondo.

Da tre anni circa inoltre mi occupo di web, e in particolare ho creato Madre in Italy, una piattaforma rivolta agli italiani all’estero, e francescomenghini.net dedicato invece a chi ruota intorno al videomaking, al montaggio video, alla fotografia.

 

 

Anche tu hai il tuo sito con la sezione blog (http://francescomenghini.net/), quindi anche per un fotografo/videomaker è importante essere presente sul web con un blog?

Credo che per vivere il presente bisogna mantenersi in costante evoluzione perché il presente muta ogni giorno, come un fiume. per questo oggi è importante avere un proprio sito.

Se vuoi che altri sappiano chi sei, quanto vali, cosa fai, come lo fai, la cosa migliore da fare e farglielo sapere, e il web in questo è un megafono. Questo a condizione che tu sia trasparente, sincero, vero. Se menti, il web può diventare un boomerang.

 

 

“…. Siamo un team di professionisti della comunicazione e del Web. Abbiamo creato una rete di collaboratori e referenti italiani in diversi Paesi…. Madre in Italy è una piattaforma, una web-TV in via di sviluppo, ma soprattutto una casa lontano da casa…” 

Parlaci di questo progetto, che cosa fate esattamente con Madre in Italy?

Diamo supporto agli italiani che vivono all’estero e a quelli che hanno intenzione di trasferirsi in un altro Paese, magari anche solo per un periodo.

Lo facciamo attraverso le informazioni che forniamo e i servizi che offriamo, che vanno dal blogging alle consulenze personalizzate su vari temi come quello della burocrazia, delle convenzioni internazionali, della tassazione, della sanità.

Abbiamo una rete di collaboratori che sono professionisti italiani che vivono all’estero, ma anche semplici referenti italiani in diverse città del mondo che posso essere un punto di riferimento per chi è interessato a quel Paese.

E poi volgiamo promuovere, attraverso la realizzazione di video, l’attività delle imprese italiane all’estero, quelle tante che nel mondo rappresentano il Made in Italy, oppure dei tanti talenti italiani che all’estero hanno trovato casa e fortuna: una sorta di storytelling dell’italianità nel mondo, fatta di persone, storie e vissuto.

 

 

Anche Madre in Italy è in costante evoluzione e abbiamo in cantiere una serie di progetti, in particolare ora stiamo lavorando è quello della web tv, ossia la creazione di contenuti video con una precisa linea editoriale, ed è per questo che mi sto guardando intorno alla ricerca di vlogger italiani che vivono all’estero.

 

Fotografo e Videomaker ormai sono figure che sono  state sdoganate dal web, ovvero ti basta una macchina fotografica (o una videocamera)  e un account Social per diffondere i tuoi lavori e farti conoscere. Secondo te è un bene o un male?

E’ un bene. Se hai talento il web ti premia. Se non lo hai ti boccia.

 

Ho visto che per lavoro viaggi molto, il posto più bello che hai fotografato e il più particolare?

L’india. Non so se sia il più bello, ma senza dubbio è il più intenso, quello che mi ha dato maggiori soddisfazioni, e quando parlo di India intendo anche l’Himalaya.

Sono arrivato nel luogo che chiamano “il posto dove nasce l’acqua” e ti assicuro che quando assaggi l’acqua che nasce li, capisci quanto siamo piccoli rispetto alla natura.

 

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Cosa deve trasmettere una foto (o un video) per colpirti?

Mi deve emozionare, deve arricchirmi, deve farmi pensare che se non l’avessi vista o visto, mi sarei perso qualcosa di bello.

 

Noi utenti finali vediamo solo il risultato (quindi la foto o il video) molti pensano che sia facile, punti la macchinetta scatti e poi condividi. Sfatiamo questo mito! Ma quanto lavoro c’è dietro ?

Non c’è solo lavoro, perché scattare una foto o girare un video non è solo mestiere, o capacità tecnica. Dietro uno scatto o dietro un video c’è tutta la vita che fino a quel giorno hai dedicato a questo.

C’è la passione, la ricerca, gli ostacoli che hai superato, le volte che hai pensato di smettere e non lo hai fatto, i sacrifici, l’emozione di avere in mano la telecamera che desideravi, ci sono le mille foto non scattate e le altrettante cestinate, ci sono le immagini vuote e quelle piene, la sperimentazione, lo studio, la costanza, il divertimento, gli aneddoti, insomma, una storia.

Un esempio ne è il video che ho girato per l’Unicef e la rai la scorsa estate in Mozambico.

 

 

Instagram, Youtube, 500px e Flickr cosa ne pensi di queste piattaforme ? Sono canali validi per diffondere i propri lavori? Ne conosci altri?

Penso che siano canali di diffusione, che ciascuno può scegliere di utilizzarli tutti o solo quello che sente più affine. Rappresentano un mezzo, una opportunità, e sta a te capire se sono o meno adatte a ciò che fai.

Credo però che non abbiamo ancora raggiunto il picco evolutivo, sono piattaforme che stanno sperimentando e mettendo a punto nuovi utilizzi, e questo mi incuriosisce molto.

 

Cosa consigli ai novizi che vogliono iniziare la tua stessa carriera?

Non mi piace dare consigli, preferisco condividere le esperienze, è per questo che uso il blog, e quindi, voglio raccontarti qualcosa che ho imparato: l’estate scorsa avevo bisogno di mettere a punto alcuni aspetti tecnici e di marketing legati a Madre in Italy, e per questo sono andato a San Francisco, nella Silicon Valley.

La Silicon Valley è un luogo molto particolare, se dovessi creare un’immagine direi che è una piazza attraversata da persone di tutto il mondo che hanno una caratteristica in comune: lavorano al futuro.

Lì scopri quante cose stanno per accadere, le vedi creare, e vieni contagiato da uno sguardo che piano piano diventa anche il tuo, ed è pieno di energia positiva. E’ questo che vorrei trasmettere a chi vuole iniziare qualunque cosa: energia positiva e senso critico.

 

CONCLUSIONI

Ringrazio ancora Francesco per il suo tempo e per aver reso questa intervista grazie alle sue risposte, foto e video molto interessante.

Se la volete seguire anche sui Social questi sono i suoi Canali:

 

 

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[INTERVISTA]: Angelo Cerrone di Angelocerrone.it

Angelo Cerrone

 

Siamo arrivati alla quinta intervista e questa volta parliamo con un giovane professionista del web marketing molto forte anche su Instagram, oggi parliamo con Angelo Cerrone di https://www.angelocerrone.it/.

Non perdiamo tempo e iniziamo subito con le domande, sei pronto Angelo ?

 

LE DOMANDE AD ANGELO CERRONE

Ciao Angelo, prima di tutto “grazie” per il tempo che hai impiegato a rispondere alle domande per il mio blog. Allora partiamo subito.

 

Presentati spiegando ai lettori chi sei e cosa fai nella vita

Ciao, mi chiamo Angelo,ho da poco compiuto trent’anni e vivo nella splendida provincia di Salerno. Nella vita sono un nullafacente per molti e un professionista per pochi in quanto mi occupo di marketing e comunicazione per imprese e liberi professionisti.

Attualmente sono digital e social media strategist per una società locale,svolgo attività da libero professionista e,sempre in ambito locale,sto gestendo,sotto il profilo comunicativo,un nuovo progetto imprenditoriale.

 

Come nasce il tuo blog, Angelo Cerrone (www.angelocerrone.it), e quali argomenti tratti?

Il blog nasce dalla mia precedente esperienza con WordPress.com. In due anni e mezzo ho ottenuto tantissime soddisfazioni sia sotto l’aspetto professionale che sotto l’aspetto personale.

Dopo lunghe ed attente riflessioni,ho pensato di creare un blog di proprietà dove potessi ripercorrere i successi del mio primo blog.

Per questo anche su angelocerrone.it continuerò a “parlare” di marketing e comunicazione per imprese e liberi professionisti soprattutto in ambito digitale.

 

Come nasce un tuo post? Hai un calendario editoriale?

I miei post nascono dalla mie esperienze personali con i media digitali o in alternativa dalle richieste dei miei follower. Quest’ultime possono essere esplicite o tacite.

Le richieste esplicite non hanno bisogno di presentazioni visto che ognuno di noi ha ricevuto,almeno una volta nella vita,un messaggio,un email o un commento di aiuto da parte di un utente meno esperto.

Invece le richieste implicite sono molto più complesse in quanto è necessario ascoltare i bisogni dei navigatori mediante una continua analisi dei dati statistici del proprio blog.

Invece per quanto riguarda il calendario editoriale,per ora è prevista una sola pubblicazione per il Lunedì,con un argomento scelto la settimana precedente,ma in futuro spero di trovare ulteriore tempo per incrementare il numero di post.

 

Angelo e i social: che rapporto hai?

Odi et amo. Alcuni social li amo da impazzire,altri un po’ meno ma nel complesso adoro il mio lavoro. I social che apprezzo maggiormente sono quelli visual ovvero Pinterest ed Instagram,mentre non amo particolarmente Facebook perché su quella piattaforma la creatività e le idee sono penalizzate da un algoritmo che premia soltanto chi investe nell’advertising.

Infine apprezzo molto anche Linkedin e Twitter che sono utilissimi per chi ha un blog o per chi opera nel campo del business to business.

 

Blog e lavoro: quanto può essere utile un blog nel lavoro di un freelance e/o Azienda ?

Il blog continua ad essere l’arma vincente per le imprese e per i freelance in quanto i costi del social advertising,almeno su Facebook, sono più che raddoppiati e la profilazione sulla stessa piattaforma non sembra essere immune da errori.

Infatti fino a pochi anni fa,su Facebook bastavano pochi euro per raggiungere i propri obiettivi mentre oggi non è più cosi e ciò rappresenta un Handicap per chi non ha grandi budget da investire sul social di Zuckerberg.

Invece per quanto riguarda gli errori,questi ultimi sono legati all’algoritmo di Facebook che mostra gli annunci pubblicitari anche ad utenti poco interessati al nostro prodotto o servizio e ciò condiziona l’intera campagna pubblicitaria in quanto i tassi di conversione sono influenzati anche da questi utenti “fantasma”.

Per questo ritengo che il blog e la Seo siano ancora fondamentali per tutte quelle attività che non hanno grandi risorse economiche in quanto con tanto lavoro e con piccoli budget,da destinare alle attività di Sem,si possono raggiungere grandi traguardi sotto il profilo della conversioni finali.

 

Dalla tua esperienza, le aziende come vivono i Social Media? E’ un rapporto ancora “immaturo” o finalmente è cambiato qualcosa?

Rispetto a qualche anno fa,qualcosa è cambiato ma l’Italia resta una terra di cuggini o di imprenditori fai da te.

In questi anni di blogging,ho raccontato diversi epic-fail digitali come: il Kamasutra di Grisbi,il biscottone della MotoGp interpretato dalla Gentilini oppure la comunicazione omofoba di Melegatti.

Inoltre in questi ultimi mesi abbiamo assistito al suicidio del ristorante Piovono Zucchine che ha creato una strategia di Instant marketing “sfruttando” la tragedia del terremoto.

Tutte queste azioni sono la chiara dimostrazione di come ci sia ancora tanta improvvisazione.

Ma in questo caos generale stanno emergendo belle realtà digitali come Taffo,Trony o altre piccole pagine dedicate a prodotti non strettamente connessi con il mondo tecnologico.

Questo significa che la figura del social media manager inizia ad essere rilevante per il mondo del lavoro,ma naturalmente questa nuova figura professionale ha bisogno di tempo,spazio e soprattutto di risorse economiche da utilizzare nel campo dei social media.

 

Ti seguo anche su Instagram e devo dire che il tuo profilo va molto forte, parlaci dei progetti che hai lanciato su questa piattaforma.

Il mio amore per Instragram è abbastanza recente. Mi sono iscritto alla piattaforma soltanto alla fine del 2015 e in un anno ho ottenuto risultati sorprendenti. Ho dato vita a due progetti ovvero all’hashtag #unangeloinviaggio e alla pagina @italiaincartolina.

Con il primo progetto,racconto i miei viaggi lungo la penisola italiana in modo tale da valorizzare un territorio ricco di storia,arte e di bellezze paesaggistiche.

Invece il secondo progetto ha per protagonista i miei follower e i loro viaggi. Attraverso l’hashtag #italiaincartolina,tutti possono essere protagonisti della mia pagina ottenendo visibilità e un piccolo premio ovvero dedicare la loro cartolina ad una specifica persona.

 

Come può essere utile Instagram per un freelance o Azienda?

Le aziende e i liberi professionisti possono operare su Instagram mediante un’attività di indicizzazione locale o di interessi. Mi spiego meglio.

Se l’azienda A operasse sul territorio X,la stessa impresa potrebbe utilizzare tutti quegli hashtag che caratterizzano il territorio X oppure tutti quegli hashtag che possono essere coerenti con gli interessi della propria community.

A tutto ciò,possiamo aggiungere anche le potenzialità di Instagram Stories,uno strumento sottovalutato da molti ma che può essere fondamentale per attuare strategie di storytelling aziendale.

Tutto ciò che ho appena elencato,è valido anche per i freelance che possono utilizzare l’app per valorizzare i loro servizi e per consolidare i rapporti con la loro community di riferimento.

 
LinkedIn Pulse si può inserire in una strategia di marketing ? Può essere utile per un’azienda che ha già un blog?

Linkedin Pulse è un’ottima soluzione per fare storytelling aziendale.

Sostengo da tempo che le aziende devono incentivare e coinvolgere i loro dipendenti nello storytelling aziendale proprio attraverso Linkedin Pulse.

Ogni dipendente potrà scrivere uno o più post dove racconterà la sua esperienza lavorativa in modo tale da mostrare il lato umano della stessa azienda.
Naturalmente i contenuti realizzati su questa piattaforma dovranno essere coerenti con quelli pubblicati sul proprio blog aziendale in quanto senza coerenza vengono meno gli aspetti della comunicazione integrata.

 

CONCLUSIONI

Ringrazio ancora Angelo  per il suo tempo e per aver reso questa intervista, grazie alle sue risposte, molto interessante.

Se la volete seguire anche sui Social questi sono i suoi Canali:

 

 

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[INTERVISTA]: Gloria Vanni di Lessissexy.com

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Arrivati alla quarta intervista credo che sia proprio il momento di intervistare una donna, lei è Gloria Vanni di http://www.lessissexy.com/ una Giornalista/Blogger che ama fare rete, viaggiare e che si definisce un’apolide sempre in movimento.

Non mi dilungo oltre e vi lascio a questa interessane intervista, buona lettura !!

LE DOMANDE A GLORIA VANNI

Ciao Gloria, prima di tutto “grazie” per il tempo che hai impiegato a rispondere alle domande per il mio blog. Allora partiamo subito.

Presentati spiegando ai lettori chi sei e cosa fai nella vita

Ciao Andrea, grazie per questo invito a fare rete e che piacere essere subito dopo un testimonial come Moz! Allora, sono un puzzle! Sono un’apolide sempre in movimento, una persona innamorata della vita, una giornalista ieri e per sempre. Sono blogger, consulente di comunicazione, content editor e host.

Mannaggia l’inglese, però qui rende meglio di “creatrice di contenuti” e “ospite”, cioè persona che offre ospitalità. Ospitare, prendermi cura degli altri e condividere progetti di benessere è ciò che più amo. Ah, sono anche figlia, mamma, ex moglie, sorella, amica, volontaria: basta?

Nella tua biografia leggo che sei giornalista professionista e blogger freelance. Cosa pensi dei giornalisti che schifano i blogger e dei blogger che non vedono di buon occhio i giornalisti? Da che parti ti metti?

Non mi metto da nessuna parte: nel mondo c’è spazio per tutti e credo che ogni giorno sia buono per imparare qualcosa e da chiunque.

Penso che, salvo eccezioni, il giornalismo italiano non abbia compreso e raccolto l’opportunità del web: connetterci. E, allo stesso modo, è stata fraintesa la libertà del web che consente a tutti di aprire la bocca e dire qualsiasi cosa. È comunque difficile creare dialoghi e confronti tra chi parla lingue diverse.

Per esempio, tra una fashion blogger di 20 anni e una giornalista con una lunga storia professionale che, per diventare professionista, ha dovuto passare un esame di Stato, scritto e orale. L’informazione è cambiata e oggi i blogger sono più sexy dei giornalisti.

L’ho detto anche nei corsi di comunicazione digitale organizzati con l’Ordine dei Giornalisti della Lombardia a Milano: apriti cielo, stavo per essere lapidata da centinaia di giornalisti presenti in sala.

Come nasce il tuo blog, Less Is Sexy (http://www.lessissexy.com/), e di cosa parli nei tuoi post?

Less Is Sexy è un blogzine, una via di mezzo tra un blog e un magazine. Nasce il 1° aprile 2013 e sostenibilità, crescita personale, benessere, lifestyle, viaggi sono i temi di articoli il cui obiettivo è informare, incuriosire, stimolare dialoghi e creare confronti. Less Is Sexy non vende nulla: condivide.

Condivide ispirazioni e azioni di sostenibilità che per me è prendersi cura di sé, degli altri, della Terra. Viviamo in un’epoca di opportunità e cambiamenti e “less is sexy” è meno individualismo e più visioni globali, meno nazionalismi e più inclusione, meno autoreferenzialità e più progetti comuni… continuo?

Come nasce un tuo post? Hai un calendario editoriale o scrivi quando ne hai voglia?

Ho un calendario editoriale e pubblico un post a settimana: il martedì. È un calendario comunque flessibile che aggiorno ogni tre mesi circa. Dedico un giorno alla settimana alla scrittura.

Ore in cui scelgo di essere online il minimo indispensabile ed elimino ogni possibile distrazione: no a mail, whatsapp, cellulare e sì alla tecnica del pomodoro che ho raccontato in questo post: http://www.lessissexy.com/tecnica-del-pomodoro/

Gloria e i social: che rapporto hai?

Ho un rapporto distaccato, sereno ed equilibrato. I social sono per me strumenti di comunicazione e condivisione di conoscenza e informazione. Sui miei profili pubblico ciò che mi piace e sulle pagine di LessIsSexy pubblico i post del blog con PostPickr e cose che reputo interessanti per la community che lo segue.

Credo profondamente nel fare rete e condivido spesso post di blogger e media che m’ispirano. E ci metto la faccia. È con l’obiettivo di promuovere la conoscenza che per esempio ho condiviso la mia esperienza di cavia, paziente e persona guarita dall’epatite C.

L’HCV è un virus silenzioso e la percentuale di chi non sa di averlo è altissima. La prevenzione nasce dalla conoscenza.

Com’è cambiata la comunicazione dal periodo della carta stampata a quello del web?

Fino agli anni Novanta del secolo scorso, c’erano i cosiddetti media tradizionali – giornali, radio, televisione, affissioni –, e la comunicazione era verticale e monodirezionale: il giornalista scriveva il suo articolo, l’editore si occupava di stampa e distribuzione e ci si preoccupava poco dell’utente finale.
Con il web, anche l’informazione diventa parte di un processo condiviso e orizzontale. Viviamo una comunicazione più democratica dove anche il lettore può contribuire all’informazione: è il cosiddetto “citizen journalism”. Il giornalista ha sempre il compito di verificare la veridicità delle fonti, oggi è detto anche “fact-checking”.

Lo stesso blogger assume diversi ruoli: crea contenuti e si deve preoccupare di pubblicarli sul blog, quindi condividerli sui social, poi rispondere ai commenti e moderare le conversazioni, ovvero deve prendersi cura dei suoi lettori. È tempo ed energia.

E, come se non bastasse, devi commentare gli altri blogger, essere presente in modo propositivo in gruppi e comunità, fare strategie a medio termine ed essere pronto a stravolgere i tuoi piani in pochi istanti.

Blog e lavoro: quanto può essere utile un blog nel lavoro di un freelance?

Per me è fondamentale, soprattutto all’inizio. Il blog è uno straordinario biglietto da visita, tanto più in Italia dove, grazie al nostro spiccato individualismo, ogni giorno nascono blog con “nomeecognome.it”. Poi, con l’incremento del lavoro, succede che il blog personale passi in secondo piano. Sono pochi i professionisti che riescono a mantenerlo vivo e aggiornato.

Se ti dico viaggiare cosa ti viene in mente? Qual è stato il tuo ultimo viaggio?

Come scrivo nella mia biografia dei post, ho iniziato a viaggiare a 3 anni quando scappavo dall’asilo e ho detto che sono un’apolide sempre in movimento. Il mio primo viaggio da sola l’ho fatto a 13 anni in treno. Poi, sono partita per un viaggio in mare di cinque anni: ho navigato su barche a vela dai 20 ai 25 anni e sono riuscita a laurearmi prima di scendere dalle barche e scegliere di mettere radici a Milano.

Con la consapevolezza che siamo di passaggio e così, dopo 34 anni (intensi e belli), a primavera 2017 cambio vita e mi trasferisco in Spagna, a Minorca. Dove continuerò a fare ospitalità e a occuparmi di benessere, sostenibilità e comunicazione. Il mio ultimo viaggio breve è a Minorca, quello medio è in Malaysia, Thailandia, Taiwan. Quello lungo sarà quando acquisterò un biglietto di sola andata.

Viaggiare per me è vivere. È aprirsi al mondo e agli altri. È uscire dalla propria zona di comfort per avventurarsi in mondi sconosciuti. Opportunità da cogliere al volo per una valigia (sempre pronta) come me.

Si dice che viaggiare apra la mente: come e quanto ha influito il “viaggio” nella Gloria di oggi?

I viaggi sono stati, sono, per me fondamentali. Ero una teenager chiusa, ombrosa, negativa, silenziosa, arrabbiata. Viaggiare apre mente, cuore, corpo, tutto. I cinque anni di barca sono stati la migliore scuola di vita che io potessi sognare. Ho imparato a convivere, a farmi rispettare, ad accettare differenze, a giudicare meno, a lavorare con le mani, a gioire di poco.

Ricordo ancora la difficoltà di spiegare perché la libertà di essere me stessa e di guadagnare 300.000 lire al mese come marinaio/cuoca/skipper (in nero, ovviamente), lavorando 16-18 ore al giorno e 7 giorni su 7, fosse per me la sola scelta possibile. Avevo 20 anni e sono partita per il Sudan, Mar Rosso.

Ho continuato a viaggiare come giornalista specializzata in turismo e prodotti della Terra. Ho viaggiato come mamma e da sola. Nel 2017 compio 60 anni e mi regalo un’altra occasione di viaggio: cambio Paese e scelgo Minorca, la più selvaggia e autentica delle Baleari, per vivere vicino al mare e nella natura.

Se volessi diventare giornalista, quali sono i passi da compiere e quali consigli ti senti di dare alle nuove leve?

Se dico che il giornalismo è una “professione quasi estinta” forse non sarei capita e comunque non è del tutto corretta. Ho fatto la giornalista a tempo pieno nel secolo scorso. Con passione, determinazione, curiosità. Per due anni sono stata “inviato speciale” (era il mio sogno!): inviato di vita, non di guerra.

Non so davvero se tutto ciò oggi è ancora possibile. Non ho fatto scuole ma tanta gavetta e pratica sul campo. Consigli alle nuove leve? Umiltà, umiltà e ancora umiltà. Il che non significa accettare 5 euro a cartella, 1800 battute, 30×60 righe: il giornalismo non va a parole come il blogging. Allora, umiltà, studio (scuole specializzate e università) e strategie. È meglio iniziare in quotidiani locali e piccole cooperative.

Facendo anche due lavori perché con la scrittura e il giornalismo è difficile sopravvivere, figurati diventare ricchi. Suggerisco la lettura del post “17 consigli se vuoi collaborare con un giornale(http://www.wired.it/attualita/media/2016/12/05/consigli-collaboratore-giornale/ ) di Federico Ferrazza, direttore di wired.it e, poi, non mollare mai i propri sogni. Buona vita a tutti.

CONCLUSIONI

Ringrazio ancora Gloria per il suo tempo e per aver reso questa intervista, grazie alle sue risposte molto interessante.

Se la volete seguire anche sui Social questi sono i suoi Canali:

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[INTERVISTA]: Miki Capuano di Mikimoz.blogspot.it

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Siamo arrivati alla terza intervista e questa volta tocca a un blogger  “particolare”, nel senso che il suo blog non si focalizza solamente sulla famosa “nicchia” che tutti decantano ma tratta sempre diversi argomenti (oltre ad avere rubriche fisse come quelle sulle serie TV). È un blogger che dice pane al pane e vino al vino e proprio per questo molte volte viene attaccato.  Lui è Miki Capuano e il blog è http://mikimoz.blogspot.it/ , buona lettura.

 

LE DOMANDE A MIKI CAPUANO

Ciao Miki prima di tutto ti volevo ringraziare per il tempo che hai voluto dedicarmi, non perdiamo altro tempo e iniziamo subito con le domande.

 

Presentati spiegando ai  lettori chi sei e cosa fai nella vita e come mai hai deciso di scrivere e dedicare del tempo al blog http://mikimoz.blogspot.it/

Ciao a tutti i lettori toxici, qui è Miki Moz. Sono un eterno dodicenne, blogger da ormai dieci anni, ho vissuto varie fasi del web e del blogging stesso: tutto è iniziato quando, con alcuni amici frequentanti un forum su Berserk, avemmo l’idea di aprirci uno spazio personale. Era un’esperienza fatta quasi per gioco, diciamo una cosa… fra di noi.

 

Il tuo blog non tratta un argomento preciso ma, da quello che ho visto io, parla di te a 360°. Il tuo blog attira molte persone, ogni post ha sempre molti commenti, secondo te da cosa dipende questo successo?

Diciamo che ho sempre considerato il mio blog come l’estensione della mia cameretta. Di conseguenza, dentro c’è molto di me e della mia vita quotidiana; ma ci sono anche tutte le mie passioni e tutti i miei ricordi. In sostanza, ho aperto il Moz O’Clock anche per “fissare” definitivamente queste cose, il mio mondo pop.

Non so se sia un successo, di certo non sta a me dirlo; è vero che si è creata una sorta di community e la cosa mi ha sempre riempito di gioia e di orgoglio, perché per me il blogging è questo: divertirsi con gli amici virtuali esattamente come ci si divertirebbe al bar con gli amici reali!

 

Come nasce un tuo post? Hai un calendario editoriale o vai al momento?

Inizialmente non avevo nessun calendario, ma solo moltissime cose da dire.
Poi, andando avanti, anche per dare una sorta di bussola a tutta la gente che mi seguiva, ho iniziato a organizzarmi sempre meglio.

E quindi sono sorte rubriche più specifiche, un palinsesto meglio variegato e una identità che credo si sia maggiormente affermata. Oggi cerco di pubblicare almeno una volta al giorno, lasciandomi sempre spazio per improvvisazioni e instant-post sul mondo della cultura pop.

 

Nei tuo post sono sempre presenti gli anni ’80, da cosa nasce questo attaccamento a questi anni ?

Forse perché ci sono nato, forse perché in parte li ho vissuti. Ho avuto una bellissima infanzia, sono stato fortunato e anche un po’ viziato. Sono romantico, a modo mio, nei confronti di questo periodo: stavamo bene (senza scendere nel dettaglio sui meccanismi socio-politici e su dove siamo arrivati adesso), e almeno nel mio blog voglio che ci sia sempre questo senso di benessere, seppur superficiale, ma non sterilmente nostalgico.

Il mio blog, sin dal nome, è dedicato al tempo. Ecco, mi piace pensare che il Moz O’Clock sia una sorta di macchina del tempo che guarda all’oggi con lo spirito giocoso e spensierato del passato.

 

Il blog ti ha aiutato nel tuo lavoro ? Ti ha portato contatti o proposte di collaborazioni?

In alcuni casi sì. Diciamo che alcune porte già aperte per altri motivi (studio, volontariato) sono poi state ancora più aperte grazie al blog e a quello che gravita attorno a questo mondo.

Per meglio dire, spesso le cose si sono contaminate a vicenda; ultimamente la mia passione per il junkfood –sempre presente sul Moz O’Clock con ricette e spuntini- ha contribuito a farmi gestire la cucina in un pub di un amico, a cui ho donato il mio personale menu testato in dieci anni di blogging.

Insomma, è abbastanza per non essere nemmeno un vero foodblogger, no? Spero, in futuro, di continuare con altri progetti; battere altre strade già percorse col blog, esportabili in nuove realtà.

 

Youtube: c’è stato un periodo che pubblicavi anche dei video sul tuo canale e poi hai smesso. Mancanza di tempo o altro? Come la vedi una futura integrazione tra video e blog?

Ho smesso esattamente nello stesso momento in cui ho allentato molto col mio blog.

Lavorando per sette mesi di sera/notte, ho dovuto tralasciare il blogging cercando di non spegnere del tutto. Ora sono tornato, deciso a riprendere in mano tutto, a partire dalla community, che è la cosa a cui tengo di più. Anche i video sono già tornati: prossimamente arriverà anche il secondo capitolo di Onirica, il cortometraggio che presentai nel 2014.

Avremmo dovuto girarlo un mesetto fa, ma poi il terremoto ha scombussolato tutti i piani.
Credo che i video possano essere un mezzo “altro”, un altro modo per esprimersi.
Dal mio punto di vista non sostituiranno i post classici, ossia gli articoli. Ma credo molto nella crossmedialità e quindi… perché non sperimentare? Dopotutto Onirica è una storia che comunque a monte è scritta, e quindi poi messa in scena. La scrittura è sempre alla base di tutto, nessun problema per me.

 

Che rapporto hai con i Social ?

Un rapporto normale. Sono praticamente su tutti i social principali.
Ho iniziato con Google+, poi con Twitter nel 2011, quindi sono approdato con eccessivo ritardo anche su Facebook e ancora Instagram.

I social sono uno strumento della comunicazione, e devono essere sfruttati in questo senso. Io spero di utilizzarli al meglio per divertire la mia community e gli amici che mi seguono, usandoli per aprire ulteriori finestre sul mio mondo

 

Ho notato che molte volte sei attaccato  per le tue idee, , passami il termine,  ‘estremiste”. Come reagisci a chi ti viene sotto i commenti ad “attaccare” ?  

Non reagisco male, almeno penso. Ognuno ha le sue idee estremiste, non credo che le mie lo siano più di quelle degli altri. Si discute, ed è giusto così: dopotutto non lo si fa anche al bar? Ecco, il Moz O’Clock è per me –come ti dicevo- un bar virtuale per discussioni virtuali

 

Questa domanda l’ho fatta già nella precedente intervista ma purtroppo è ancora un tema attuale. Il “web può essere cattivo”  e in questi ultimi mesi abbiamo avuto dei casi di cronaca che lo confermano (vedi caso Tiziana Cantone). Ti sei fatto una tua idea su queste vicende? Secondo te è giusto punire la “gogna mediatica” con una “gogna mediatica” alla Selvaggia Lucarelli ?

Penso che non ci sia né cultura né attenzione a riguardo. Si parla ancora poco di comunicazione, specie nelle scuole, e delle conseguenze possibili derivanti dall’uso sbagliato del web.

In mancanza di sensibilizzazione e probabilmente anche di interesse e pentimento, la gogna mediatica potrebbe essere veramente l’unico sistema che davvero va a colpire i colpevoli, più di ogni altra punizione. Ovviamente fino a che non si affronta seriamente il discorso, in primis nelle strutture di formazione.

 

CONCLUSIONI

Grazie Miki per il tuo tempo e per le risposte interessanti che hai lasciato. Se l’intervista vi è piaciuta mette un LIKE e CONDIVIDETELA, se invece volete seguire Miki questi sono i suoi Canali Social:

 

 

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[INTERVISTA]: Simone Bennati di Bennaker.com

 

 

bennaker

 

Eccoci alla seconda intervista e questa volta tocca a un blogger romano che riscuote successo su Facebook  grazie ai sui post pungenti ma che fanno riflettere, le sue avventure/disavventure con i mezzi pubblici romani raccontate attraverso Twitter e le sue “battaglie” per rendere LinkedIn un posto migliore. Lui sul web è conosciuto come  Bennaker,  ma il suo vero nome è Simone Bennati e il suo blog è Bennaker.com .

 

LE DOMANDE A SIMONE BENNATI

Ciao Simone, prima di tutto volevo ringraziarti per il tempo che hai impiegato a rispondere alle domande per il mio blog. Andiamo a scoprire subito qualcosa in più su di te attraverso alcune domande.

 

Presentati spiegando ai lettori chi sei, cosa fai nella vita e come mai hai deciso di scrivere e dedicare costi tanto tempo al blog Bennaker.com

Maschio, razza caucasica, 33 anni (portati splendidamente) e “romano de Roma”. Questo è più o meno tutto quello che riesco a ricordare di me senza andare a sbirciare nella Carta d’Identità. Mi auguro possa bastare…

Spiegarti cosa faccio, invece, è leggermente più complesso. Nel senso che nasco come grafico e web designer, ma negli anni mi sono dovuto reinventare più e più volte. Ad oggi, ad esempio, oltre ad occuparmi ancora dello sviluppo di siti web, gestisco i canali social dell’agenzia di comunicazione per la quale lavoro, nonché i contenuti del blog aziendale.

Bennaker.com, ovvero il mio blog personale, rappresenta una grande varietà di “cose”: è una sfida; un investimento sul futuro; un trampolino di lancio; un luogo in cui fisso le mie osservazioni e le mie esperienze, condividendo quello che penso possa tornare utile agli altri. È però anche una valvola di sfogo. Sì, perché scrivere di Social Media o di Digital Marketing non significa per forza “essere tecnici”. Ci vuole cuore (e bile) anche per quello.

 

Ad oggi è ancora importante avere un blog per un professionista o per un’azienda che si vuole far conoscere?

Concedimi una risposta secca: sì, è importante. E il perché è oltremodo semplice: viviamo in un’epoca in cui l’offerta supera la domanda e chi acquista vuole essere sicuro di non sbagliare investimento.

Ne consegue che, se si è tra quelli che vogliono mettersi sul mercato, non solo bisogna rendersi visibili, ma anche dimostrare di essere competenti in quella che è la propria materia. E un blog, in tal senso, può rappresentare una carta vincente.

Inoltre, il fatto che siamo continuamente bombardati da tutto ciò che è immagine fa sì che la parola e la conoscenza acquisiscano automaticamente un valore inestimabile.

 

Come nasce un tuo post e, mediamente, quanto tempo impieghi a scriverne uno?

Tutti i miei post sono figli delle esperienze che vivo e delle osservazioni che traggo. Se scrivo di un’app, ad esempio, lo faccio perché un particolare evento o una specifica esigenza mi hanno portato ad averne bisogno.

Una delle regole che mi sono dato, infatti, consiste nel non scrivere mai di qualcosa che non conosco o che non mi ha pienamente soddisfatto. Non sarebbe onesto nei confronti dei lettori e questo metterebbe in discussione tanto la mia competenza, quanto la mia affidabilità.

Sai quanto ci metto a scrivere un post? Un pacchetto di sigarette. A volte anche uno e mezzo. Dipende da quanti cocktail mi faccio…

 

Scrivi tanto ma non ho mai visto un tuo video. Non hai mai pensato di “sbarcare” su Youtube e fare quello che fai con il blog? Alla fine i “GURU” del Web dicono che il futuro della comunicazione sono proprio nei video. Tu che ne pensi?

Posto che “i Guru del web” possono dire il cazzo che gli pare, quello dei video, in realtà, lo vivo come un vero e proprio handicap. Sì, perché io ho sempre detestato mostrarmi: nei pochi selfie che mi scatto, ad esempio, taglio sempre il volto e mi capita rarissimamente di partecipare a quelli di gruppo. Tra selfie e “video motivazionali”, sono talmente stanco di guardare facce sui social che a stento riesco a sopportare la mia.

Quindi sì, magari i video saranno pure il futuro della comunicazione, ma dubito che tra questi figureranno anche i miei. Chi avrà pazienza di leggermi, leggerà. A tutti gli altri mando già da subito un grande abbraccio.

 

Che rapporto hai con i Social ?

Minchia che domanda difficile…

Mettiamola così: i social sono per me un’estensione della mente. Non della mia in particolare, ma di quella di tutti. Questo significa che tutto ciò che è prodotto dal nostro cervello può arrivare ovunque e generare una moltitudine di reazioni, in un gioco in cui l’imprevisto è parte integrante del tutto.

Il rapporto che ho con i social, dunque, è quello che ho con un qualsiasi altro strumento utile ad arrivare dove da solo non potrei arrivare mai. Un po’ come funziona con gli aerei e il cielo o con i sottomarini e le profondità degli oceani. I social mi permettono di esplorare dove il mio occhio non riuscirebbe a guardare e, nel contempo, fanno sì che il mio messaggio arrivi anche in luoghi fisicamente molto remoti.

Sì, lo so: è una visone estremamente romantica, la quale mal si sposa con la realtà dei gattini, dei quiz matematici e delle foto da troione con citazione filosofica annessa, ma io, se guardo al senso più profondo del mezzo, è questo ciò che vedo. Ed è così che lo vivo.

 

Un tuo commento su Facebook sotto una foto di Mark Zuckerberg, che correva per le strade romane, ha fatto (come si dice a Roma) il botto da un punto di vista di like. Ma è così importante ottenere tanti like sotto ad ogni post? Il like portano veramente a qualcosa, oltre che a gonfiare il proprio ego?

Voglio essere sincero: i like non servono a un cazzo.

E no, la mia non è una sparata detta “tanto per”. È che, effettivamente, i like non provano niente. Così come a non provare niente sono i retweet, i cuori, i +1 e tutte le altre “vanity metrics” delle quale ci abbuffiamo compulsivamente.

L’unica vera prova del valore e dell’efficacia di un qualcosa la si ha nel momento in cui quel qualcosa, fosse anche un oggetto, fa il suo ingresso nella vita di una persona e la semplifica, la arricchisce, la stimola, la ravviva o magari addirittura la cambia.

Hai presente quando uscì il primo iPod? Ecco. Ti faccio un altro esempio: metti che scrivo un post in cui esprimo la mia opinione su di uno specifico argomento. Ad un certo punto, questo post finisce sotto gli occhi di Maria, la quale lo legge, ci riflette un attimo e poi mi scrive: “Ma lo sai che non avevo mai considerato la questione da questo punto di vista? Da oggi in poi ne terrò conto”.

Ecco, è in questo momento che ciò che hai prodotto diventa importante. E a dargli importanza è il fatto che sia entrato nella vita di qualcun altro, ricavandosi un suo spazio e costruendosi un suo ruolo. Se questo è piccolo o grande non conta: conta solo il fatto che prima non c’era e invece ora c’è.

Questa è l’unica “grandezza” della quale bisogna tenere veramente conto.

 

Parliamo di LinkedIn, sia io che te ogni tanto pubblichiamo post critici (ma tu ne hai fatto quasi una crociata) sottolineando il cattivo utilizzo del Social da parte di molti “professionisti”. Secondo te è un problema degli over40 e della loro voglia di tornare “bambini” o che effettivamente in Italia non abbiamo una cultura digitale?

Il problema di LinkedIn non sono gli utenti over 40, ma il modo in cui la maggior parte delle persone ha approcciato alla piattaforma. Un modo cieco, superficiale, supportato da un incontrollabile entusiasmo dovuto all’arrivo del cosiddetto “Facebook del lavoro”.

LinkedIn, però, non è Facebook e il fatto che entrambi siano due social network (o meglio, social media) non significa che vadano utilizzati allo stesso modo.

Una zuppa di pesce ed un acquario che è stato fatto bollire, per quanto visivamente simili, non sono certo la stessa cosa. La prima te la magni, il secondo spero de no…

Prima di iniziare ad utilizzare uno strumento, sarebbe buona norma comprenderne ilfunzionamento, nonché il fine per il quale questo è stato concepito. Se lasciamo che siano la fretta e la presunzione a dominare il nostro approccio al nuovo, tecnologicamente potremmo anche diventare super avanzati, ma mentalmente resteremo sempre e comunque dei simpatici trogloditi.

 

Parliamo di Twitter, una volta era un Social per pochi (usato anche molto dai giornalisti) adesso invece sembra un salotto per commentare le trasmissioni TV e dove va in tendenza il trash del trash. Cosa ne pensi di questo Social ? Meglio un club per pochi o aperto a tutti?

Io amo Twitter. Davvero, lo amo. Dopo Google, è la 2° fonte di traffico di Bennaker.com. Quindi immagina quanto può essere utile per diffondere i propri contenuti…

Il problema di Twitter risiede principalmente nel suo non essere “user friendly”. Un aspetto, questo, che mal si sposa con la prigrizia e la scarsa acutezza che caratterizza la maggior parte di noi.

Dal mio punto di vista, il fatto che la televisione abbia trovato in Twitter un terreno più che fertile dipende da un solo fattore: Twitter, molto più di Facebook, ti dà l’illusione di poter interagire con realtà e personaggi altrimenti inarrivabili, come le star del cinema, della musica e del piccolo schermo. Ed è esattamente per questo che molti si iscrivono.

Stando a quanto ho potuto osservare, i tweet in cui sono presenti gli hashtag collegati alle trasmissioni televisione si dividono in 2 categorie: quelli di chi vuole dire la sua su ciò che sta andando in onda, magari perché si sente in profondo disaccordo con le opinioni degli ospiti, e quelli di chi, invece, pur non nutrendo alcun particolare interesse verso la trasmissione in sé, cavalca l’onda al fine di ottenere visibilità per se stesso.

Ecco, quindi, che si cominciano a twittare battute indirizzate a #gazebo, GIF animate improntate sui personaggi di #uominiedonne e commenti ironici sui concorrenti di #pechinoexpress.

La speranza alla base di tutto questo twittare è, da un lato, quella che i tweet vengano presi in considerazione e magari mostrati in trasmissione; dall’altro, invece, è che il pubblico di questi programmi, una volta intercettato il tweet, cominci a retwittarlo, macinando un mare di interazioni.

È l’apparire, dunque, il fine ultimo di molti di quelli che twittano di televisione. Se i programmi televisivi non avessero mai cominciato a lanciare gli hashtag, dubito fortemente che su Twitter qualcuno si sarebbe mai espresso in merito al look del tronista del giorno. Farlo oggi, invece, può portarti tanta, tanta, tanta visibilità.

 

Il “web può essere cattivo” e in questi ultimi mesi abbiamo avuto dei casi di cronaca che lo confermano (vedi caso Tiziana Cantone). Ti sei fatto una tua idea su queste vicende? Secondo te è giusto punire la “gogna mediatica” con una “gogna mediatica” alla Selvaggia Lucarelli ?

Il discorso è estremamente delicato, specie perché dietro ad ogni storia si nascondono intrecci noti solo a chi certe situazioni le ha vissute direttamente. Quello che ci arriva, quindi, spesso e volentieri è solo la punta di un iceberg ben più imponente.

Ciò che solitamente faccio, infatti, è evitare di commentare certe storie. I social, in situazioni del genere, possono diventare molto pericolosi e, parlando da persone non informate dei fatti, rischiamo di fare e/o di farci veramente molto, molto male.

Stamose zitti, che quello di sicuro male non ce fa.

 

CONCLUSIONI

Grazie Simone per il tuo tempo e per le risposte interessanti che hai lasciato. Se l’intervista vi è piaciuta mette un LIKE e CONDIVIDETELA, se invece volete seguire Simone questi sono i suoi Canali Social:

 

 

E naturalmente il suo blog Bennaker.com .

 

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