[INTERVISTA]: Francesco Ambrosino di Socialmediacoso.it

 

 

Blog, Social Media, un evento in preparazione  e molto altro. Questo è quello che uscito da questa intervista con Francesco Ambrosino. Il suo sito è http://www.socialmediacoso.it

 

Francesco crede fortemente nel potere del Content Marketing e non gli piace parlare di cose che non conosce, per questo parla poco ma se può scrive.

 

LE DOMANDE A FRANCESCO AMBROSINO

Ciao Francesco, prima di tutto “grazie” per il tempo che hai impiegato a rispondere alle domande per il mio blog. Allora partiamo subito.

Presentati spiegando ai lettori chi sei e cosa fai nella vita 

Questa domanda è sempre bastarda, soprattutto per chi, come me, non sta mai fermo allo stesso posto per troppo tempo. In breve, posso dire che sono un Content Marketer, uno che, per mestiere, produce contenuti per PMI e liberi professionisti.

Mi occupo, nello specifico, di blogging aziendale e di social media marketing, faccio formazione e partecipo ad eventi di settore come relatore, quando non li organizzo io, come nel caso del Digitalklive.

 

 

Quando e perché è nato il tuo blog (http://www.socialmediacoso.it/) ?

Socialmediacoso è nato nell’estate del 2014, e da allora è la mia casa digitale. L’ho creato perché avevo bisogno di uno spazio mio per sperimentare e mettere in pratica le cose che imparavo e imparo ogni giorno, e da allora non ho mai smesso.

Scrivo sempre meno, ma lo faccio solo quando ho qualcosa che voglio dire davvero, che nasce dalle mie esperienze professionali quotidiane. Si evolve con me, e mi piace da morire.

 

 

Solitamente in passato  se a un imprenditore parlavi d’investire in Blog e Social Media ti rideva in faccia (se ti andava bene). In questi anni com’è cambiato l’approccio delle Aziende nei confronti di questi strumenti che, se usati bene,  possono essere veramente potenti?

Molti continuano a riderti in faccia, e sono quelli del “abbiamo sempre fatto così”. Ecco, quelli non saranno mai clienti, meglio ignorarli e salutarli con la manina mentre affondano con tutta l’azienda.

Oggi più che mai ci si rende conto che la presenza online deve essere subordinata alla produzione di contenuti utili, interessanti, di qualità, sia sui social che sul blog.

Un sito web aziendale non riceve traffico, se non branded, e questo è un problema enorme.

Se si vuole far fruttare quello spazio digitale, magari pagato anche profumatamente ad una agenzia del cazzo che continua a vendere il prodotto “sito” invece del servizio, è necessario produrre dei contenuti, ottimizzati lato SEO.

Meglio intercettare un traffico profilato, di persone potenzialmente interessate a quello che è il tuo settore, invece di sparare nel mucchio e sperare di beccare quello giusto.

 

 

Il blog aziendale e  i Social sono strumenti potenti per il proprio business, ma se usati male possono avere conseguenze devastanti (mi vengono in mente il caso di British Petroleum e di Piovono Zucchine). Secondo te cosa bisogna fare per cercare di salvare la nostra Web Reputation dopo una “crisi online”?

Guarda, partiamo dal presupposto che le crisi spesso sono generate dall’incomprensione o dall’eccessivo desiderio polemico degli utenti, mentre altre volte se le cercano proprio, come nel caso ridicolo di Piovono Zucchine.

Non esiste la bacchetta magica per evitare di fare danni, ma credo che per ridurre le possibilità di fallire sia sufficiente partire da un dato: quando parli online, non sei solo.

Devi sempre calcolare tutto quello che è calcolabile, quindi frasi anche solo potenzialmente ambigue su sesso, religione, credo politico, abitudini alimentari, vanno evitate.

Pochi social team sono veramente preparati a monte ad affrontare una crisi, si procede un po’ a vista in quei momenti, ma questo non giustifica l’arroganza. Mai.

Anche se hai ragione, devi sforzarti di mantenere dei toni pacati, senza mai, però, giustificare o avallare comportamenti offensivi da parte degli utenti. Una bella netiquette, una dose massiccia di santa pazienza, e si fa.

 

 

Blog: scrivere per i lettori o per Google ? Quanto è importante seguire le regole della SEO ?

Non esiste più una distinzione così netta tra le esigenze di Google rispetto a quelle degli utenti.

Se vuoi produrre dei contenuti per il tuo blog professionale o aziendale non devi ignorare le regole SEO, e se vuoi seguire le regole SEO non puoi ignorare il lettore.

Alla base della produzione dei contenuti deve esserci sempre il concetto di utilità: quell’argomento ha buoni volumi di ricerca su Google? Perfetto, vuol dire che le persone hanno quel problema lì e tu puoi provare a risolverglielo con un contenuto scritto come Dio comanda.

Google è un algoritmo, ma costruito per gli esseri umani. Quindi, scrivi per gli esseri umani, ma assicurandoti che abbiano bisogno di quel contenuto.

 

 

Se è vero che una volta i blogger venivano snobbati e presi per il culo, perché visti come il classici ragazzini nerd e brufolosi, adesso tutti vogliono fare i blogger (spesso mossi dalla ricerca di soldi e gloria). Com’è cambiata la situazione della blogosfera e come è cambiata la figura del blogger?

Tutti vogliono fare i blogger perché l’accesso alla professione è molto semplice, ma come dico sempre all’inizio dei miei corsi se vuoi fare il blogger non devi aprire un blog. Devi prima farti le ossa, altrimenti dopo tre mesi lo chiudi demoralizzato.

Non credo che sia cambiata la figura, semplicemente grazie ai social è più facile farsi notare. Io faccio blogging da 16 anni, le piattaforme sono sempre esistite anche prima di WordPress, solo che all’epoca dovevi essere un nerd o un amante della scrittura.

Oggi, invece, è possibile non essere nessuna delle due cose, ma avere voglia di raccontare il proprio lavoro, il proprio hobby, le proprie passioni.

Una cosa è certa, non si guadagna un cazzo facendo il blogger, quindi non lo aprite pensando di fare soldi con la pala grazie ai banner.

 

 

Svolgi anche attività di formazione, raccontaci il lavoro che c’è dietro la preparazione di un corso e quali sono le difficoltà che si possono incontrare durante questa attività. 

Adoro fare formazione, e sto cercando di farne sempre di più, organizzando da solo i miei corsi di Blogging e SEO Copywriting, prima a Napoli, ora a Roma.

Fare formazione è difficilissimo, ma io ho le spalle forti perché sono nato professionalmente in questo ambiente, nella realtà peggiore d’Italia per quanto riguarda questo settore: Napoli.

Mi dispiace dirlo, ma se riesci a portare gente in aula con un corso a pagamento a Napoli, puoi farlo ovunque. Ovunque.

Ci sono 3 cose difficili da fare:

  1. Progettare il corso: devi assicurarti che ci sia interesse per quella materia, che nel territorio non ci sia troppa concorrenza, che la tua struttura possa competere in modo adeguato sul mercato, che abbia una giusta proporzione tra durata e costo, e mille altre variabili (ad esempio calcolare le provvigioni dei commerciali);
  2. Vendere il corso: in Italia c’è la cultura del pezzo di carta, si fanno corsi per accumulare titoli e non competenze, ed è il motivo per il quale c’è una disoccupazione giovanile dilagante in questo fottuto Paese. Vogliamo fare tutti gli avvocati, poi scopri che c’è lavoro per i programmatori in angular.js ma non per gli azzeccagarbugli. Riuscire a vendere qualcosa di intangibile, che all’apparenza è solo fumo, è difficilissimo;
  3. Gestire l’aula: sono sincero, la maggior parte dei formatori in Italia è incompetente. Sia chiaro, mi riferisco all’abilità nel gestire l’aula, non alle competenze tecniche specifiche, che non discuto. Chi entra in aula a fare formazione quasi mai ha i tempi giusti, il linguaggio giusto, l’occhio attento per beccare quello che, in ultima fila, si è un po’ perso e non ha capito quanto hai appena spiegato, balbetta, pieno di intercalari da interrogazione delle superiori (ehm, diciamo, possiamo dire che, ecc..). Fare il formatore è come fare l’attore, o lo stand-up comedian. Devi gestire la curva dell’attenzione, altrimenti è finita.

 

 

Per una persona che lavora online quanto è importante uscire dalla “propria cameretta” ed incontrare vis a vis clienti e/o collaboratori 

Fondamentale. Lo dico sempre, lavori sui social ma non devi fare l’asociale.

Conosco professionisti che credono che lavorare online voglia dire stare 12 ore al giorno attaccato al pc a cosare il coso, e non fanno altro. Fosse per me, starei sempre in giro a fare consulenze, riunioni, corsi di formazione, eventi, altrimenti non cresci mai.

Il nostro lavoro può essere molto alienante, e rischiamo di diventare come Robertino in “Ricomincio da Tre”. Ecco, io sono come il personaggio di Troisi, che gli dice “devi uscire, và mmiezo ‘a strada, tocc ‘e femmene, va a arrubbà, fa chello che vuo’ tu!”.

 

 

In questi giorni sei impegnato con il DigiTalkLive (http://www.digitalklive.it/), raccontaci meglio questo progetto. 

Digitalklive è un pezzo di cuore, nato per caso e diventato un community di persone che si vuole bene davvero. Lo scorso anno, dal nulla, abbiamo organizzato un evento che doveva essere una semplice presentazione di un libro e si è trasformato in una giornata dedicata al Digital Marketing e al Content Marketing con più di 200 partecipanti.

Quest’anno, in vista dell’uscita del libro di Federico Simonetti e Luca Barboni sul Growth Hacking, abbiamo deciso di replicare l’evento, ma più grande e più figo.

Una giornata intera, con 18 relatori d’eccezione, divisi in due panel, uno dedicato alle StartUp e uno dedicato alle PMI.

Nel giro di 10 giorni siamo passati dal “vogliamo rifare il Digitalklive?” al “E adesso dove cazzo le mettiamo 300 persone?”.

Sembra una esagerazione, ma è andata proprio così, fino alla fine di marzo non avevamo nemmeno una sala, oggi abbiamo sponsor, relatori, sala, pranzo offerto a tutti, ricchi premi e cotillion.

La cosa bella di questo evento è l’entusiasmo che registra nelle persone, come se non stessero aspettando altro da tempo. In meno di 3 giorni è andato Sold Out, non ce lo saremmo mai aspettato. Ci sarà da divertirsi, e tu non puoi mancare!

 

 

CONCLUSIONI

Ringrazio ancora Francesco per aver risposto alle mie domande, se lo volete seguire sui Social questi sono i suoi canali:

 

 

Se ancora non sei diventato fan su Facebook di Toxnetlab’s Blog puoi farlo cliccando: Toxnetlab’s Blog Facebook.
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9 thoughts on “[INTERVISTA]: Francesco Ambrosino di Socialmediacoso.it

  1. Andrea Torti 18 aprile 2017 alle 8:58 Reply

    Le crisi possono capitare – quello che davvero manda in bestia le persone è l’arroganza con cui alcuni brand (o meglio, le persone dietro di essi) rifiutano anche solo di prendere in considerazione l’idea di aver sbagliato…

    Con elementi del genere, ci credo che i blogger fanno ancora fatica a farsi rispettare!

    Liked by 1 persona

    • Mr Tozzo 18 aprile 2017 alle 9:07 Reply

      Hai perfettamente ragione, il difficile è proprio quello e poi alla fine la colpa (se qualcosa va storto) è di chi crede nel web.

      Mi piace

  2. Elena Ferro 18 aprile 2017 alle 9:32 Reply

    Sulla tua considerazione a proposito dei formatori in Italia sono assolutamente d’accordo. LA superficialità e l’improvvisazione la fanno da padroni, ahimè. Buon lavoro

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  3. Federico Chigbuh Gasparini 18 aprile 2017 alle 12:31 Reply

    Caro Andrea,

    hai fatto proprio una bella intervista. Domande acute che mi hanno fatto conoscere ancora meglio questo grande professionista. Grazie.

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    • Mr Tozzo 18 aprile 2017 alle 12:53 Reply

      Grazie a te per aver letto questo post, Francesco è una vera forza…da seguire !! 😉

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      • Federico Chigbuh Gasparini 18 aprile 2017 alle 15:05 Reply

        Sì, sommando alla tua intervista le due che gli ho fatto io viene fuori un quadro molto interessante di una persona che lascerà il segno nel panorama italiano del web.

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  4. silvia camnasio 18 aprile 2017 alle 14:45 Reply

    ebbravo Mr Tozzo, proprio bella intervista!! A Francesco i complimenti non li faccio, se no sarei noiosa, gliene faccio sempre tanti. Ed aspetto il suo corso a Milano!!

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