2 plug-in per gestire al meglio i commenti

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I commenti sono molto importanti per un blog perché grazie a loro possiamo capire molte cose su come sta andando il nostro blog oppure possono essere uno spunto per nuovi post.

 

Insomma i commenti sono per il blog una vera e propria linfa vitale e se vogliamo possono essere anche un indicatore di salute per il nostro blog, ma quello di gestire i commenti non è un lavoro facile. Recentemente la Cassazione ha dichiarato che “Chi amministra un portale di qualsiasi genere su Internet è responsabile dei commenti lasciati dai lettori“.

Capite bene che diventa importante, se non vitale, gestire al meglio i commenti che i nostri lettori lasciano sotto i nostri post. Se usate WordPress avete già integrato un gestore dei commenti molto efficace, ma se cercate qualcosa di più allora dovete affidarvi a qualche plug-in esterno. Io ne ho individuati 2 che secondo me fanno il loro lavoro in maniera onesta.

 

IL DUO DELLE MERAVIGLIE

Prima di andare avanti volevo specificare una cosa, secondo me, molto importante che si può applicare nella gestione dei commenti ma ance nel web in generale.

 

“NESSUN PLUG-IN O SOFTWARE RIUSCIRÀ MAI A SOSTITUIRE IL BUON SENSO DI UNA PERSONA”

 

Quindi non affidatevi al 100% a questi plug-in, ma cercate di mantenere sempre il controllo del vostro blog.

 

DISQUS

Disqus forse è il plug-in più famoso per la gestione dei commenti, può essere scaricato cliccando su questo url: https://wordpress.org/plugins/disqus-comment-system/ 

Questo plug-in è molto facile da utilizzare ma allo stesso tempo è un gestore dei commenti professionale che semplifica la vita del povero amministratore del blog. Una peculiarità di Disqus è che indicizza i commenti all’interno dei motori di ricerca migliorando, migliorando la SEO dei nostri post e quindi aumentando la visibilità del nostro blog.

Altra funzione molto interessante è l’Auto-Sync (tra Disqus e il database di WordPress) che permette il backup di tutti i commenti sul blog.

 

FACEBOOK

I commenti di un blog possono essere gestiti anche tramite Social Network e secondo voi poteva mancare Facebook ? La risposta è scontata ed è no, tanto che potete trovare il plug-in per gestire i commenti tramite il Social di Mark a questo url: https://wordpress.org/plugins/facebook-comment-by-vivacity/

Utilizzare questo plug-in aiuta molto per la gestione dei commenti, ma anche per aumentare la visibilità dei propri post visto che i commenti lasciati sul blog e quelli lasciati su Facebook vengono integrati.

Inoltre, grazie al fatto che si può commentare tramite il proprio account di Facebook, invogliano i lettori a lasciare un commento sotto il post senza lasciare Facebook e senza registrarsi lasciando la propria email. Inoltre ci sono molte opzioni di personalizzazione (anche a livello grafico) che rendono questo plug-in uno dei più appetibili.

Questi non sono gli unici plug-in per gestire i commenti, ne esistono tanti altri, ma per me questi sono i migliori per avere una gestione pulita ed efficace dei commenti. Il plug-in che invece proprio non mi è piaciuto è quello dei commenti tramite Google Plus.

L’ho usato per un breve periodo e poi l’ho disinstallato subito perché l’ho trovato troppo casinaro e quando iniziano ad essere molti i commenti diventa veramente difficile gestirli.

 

CONCLUSIONI

Gestire un blog non è, anche se molti pensano il contrario, una passeggiata quindi diventa fondamentale avere gli strumenti giusti per semplificarci la vita. I commenti sono la linfa vitale per un blog, ma possono essere anche letali.

 

“I COMMENTI SONO LA LINFA VITALE PER UN BLOG”

 

Se vuoi approfondire il discorso “commenti” e capire come sfruttarli al meglio allora ti consiglio di leggere anche questi post:

 

 

Voi quale plug-in usate (se ne usate)? Lasciate i vostri contributi nei commenti sotto questo post.

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Cos’è Depop e come si usa l’applicazione per riciclare i regali

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Cos’è Depop ? È l’applicazione per vendere e comprare con un solo click. Utile per riciclare regali non graditi, o se dovete vendere dei vecchi oggetti che non usate più, ma anche per comprare oggetti, usati, ma interessanti a pochi euro.

 

Se durante questo Natale avete ricevuto regali orribili allora vuole dire che non avete letto il mio post “Ecco perché (e come) usare le liste su Amazon“, ma potete rimediare andando a scaricare l’applicazione Depop, che è disponibile sia per iOS e sia per Android, per vendere quei regali poco graditi.

 

VENDERE CON DEPOP IN POCHI CLICK

Una volta che avete scaricato l’applicazione vi dovete registrare o tramite il vostro account Facebook o tramite email. Nel secondo caso dovrete riempire un form con le solite informazioni (Nome, Cognome, email etc..).

 

CARICA LA FOTO

A questo punto la fase di registrazione è finita e possiamo iniziare a vendere i nostri oggetti. La prima cosa da fare è scattare una foto dell’oggetto che vogliamo mettere in vendita, mi raccomando siate approssimativi in questa fase perché una foto fatta bene può fare la differenza.

Non è che dovete essere dei professionisti della fotografia ma cercate di rispettare almeno questi punti:

 

  • Inquadra bene il soggetto
  • Fai la foto in una stanza dove c’è una buona luce
  • Cerca di usare uno sfondo neutrale che non distragga

 

 

DESCRIVI COSA VUOI VENDERE

Una volta caricata la foto dobbiamo descrivere l’oggetto che vogliamo vendere (possiamo usare anche degli hashtags per migliorare la ricerca. Non ti serve scrivere poemi, anzi se riesci ad essere sintetico è anche meglio, l’importante è che fai capire in poche righe cosa vuoi vendere.

 

“Se vuoi vendere non devi dire cosa stai vendendo, ma cosa guadagnerebbero le persone nel comprarlo”

 

Se riesci ad invogliare le persone, descrivendo i vantaggi, allora hai più possibilità di vendere l’oggetto. Dopo la descrizione dove inserire il luogo dove vi trovate (se siete di Roma è meglio che i possibili acquirenti siano di Roma e non di Milano), poi dovete inserire la categoria dell’oggetto che volete vendere e la quantità.

A questo siamo arrivati alla fase cruciale determinare il prezzo, qui dovete stare attenti a non esagerare perché una caratteristica di questa applicazione è “acquistare a prezzi convenienti“. Una volta determinato il prezzo vi manca solo di definire se la consegna avverrà a mano o tramite spedizione.

 

 

Depop trattiene il 10% sulle vendite !! 

 

 

COMPRARE SU DEPOP

Depop non viene usato solamente per vendere ma puoi anche comprare, ad esempio se sei una aspirante fashion blogger puoi comprare gli abiti di Chiara Ferragni direttamente sul suo account ufficiale.

Comprare è ancora più semplice, infatti ti basta effettuare una ricerca per oggetto o per venditore, trovare l’oggetto desiderato e poi cliccare su compra. Per pagare puoi decidere se usare la Carta di Credito oppure Paypal.

La particolarità di questa applicazione è che troverete anche gli account dei così detti “VIP“, naturalmente dove stare molto attenti, perché come capita spesso sui Social, ai fake. Una volta che avete comprato e ricevuto l’ordine non vi dimenticate di lasciare una recensione, utile per aumentare la popolarità di chi vende ma anche molto utile per chi compra.

Infatti, almeno io faccio così, per evitare fregature è sempre bene guardare le recensioni sul venditore per capire se è uno affidabile oppure no.

 

CONCLUSIONI

L’aspetto dell’applicazione ricorda molto Instagram (sotto ogni oggetto c’è anche la possibilità di mettere un like o lasciare un commento), questa cosa la rende ancora più facile da usare (bastano veramente pochi secondi per capire come funziona).

Installazione veramente interessante da tenere sempre installata sul proprio smartphone, vendere e comprare non è stato mai così facile. Tu l’hai già usata questa applicazione ? Ne conosci altre simili? Lascia la tua opinione nei commenti sotto questo post.

 

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[RECENSIONE]: Amazon Basics Power Bank da 10000 mAh

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I nuovi smartphone, indipendentemente dalla marca, hanno un grosso difetto: la durata della batteria. Inoltre se sei sempre in giro non è facile trovare sempre una presa dove ricaricarlo. 

In questo caso è molto utile, anzi proprio indispensabile, avere un Power Bank sempre con noi per ricaricare i nostri smartphone. Ma che modello comprare? Che caratteristiche deve avere ? Esistono tante marche, ma io ho voluto provarne uno della linea Amazon Basics.

 

AMAZON BASICS POWER BANK 10000 mAh

Avete presente quando vi trovate nel bel mezzo di una telefonata e improvvisamente il vostro telefono si spegne? Oppure siete in giro in una città straniera e volete trovare il più vicino ristorante per mangiare qualcosa, prendete il vostro smartphone ma la batteria vi molla.

Ecco, per evitare tutto questo, ho comprato questo Power Bank a maggio e prima di fare una recensione ho voluto aspettare per testarlo bene, il risultato che ho ottenuto è stato molto soddisfacente. Il prodotto si presenta con una comoda sacchettina nera che contiene:

 

  • Power Bank
  • Cavo per ricarica iPhone
  • Cavo con doppia funzionalità (lo puoi usare per ricaricare un dispositivo Android e per ricaricare lo stesso Power Bank)

 

Questo Power Bank  ha una dimensione di 143 x 72 x 15 mm e pesa 227 grammi il che, grazie al suo spessore ridotto, lo rendono un dispositivo da portare comodamente con se in tasca o nella borsa di lavoro. Ha un potenza di 10000 mAh che si traduce in:

 

  • 5 ricariche di Smartphone
  • 3 ricariche di Tablet
  • 3 ricariche di Smartphone + 1 di Tablet

 

Ho effettuato questi test sempre con il Power Bank caricato al massimo caricando iPhone 5S e iPad 3 mini. Il dispositivo inoltre ha una doppia porta USB, che permette di caricare più dispositivi contemporaneamente ed ha una protezione dalla sovraccarica, aumentando così la sicurezza.

Il Power Bank ha quattro luci LED che indicano lo stato di carica, una volta scarico ci vogliono circa 6/7 ore per ricaricalo (io solitamente lo faccio ricaricare durante la notte).

 

 

CONCLUSIONI

Il prodotto è valido, se siete sempre in movimento e avete sempre bisogno di avere lo smartphone carico allora ve lo consiglio. Il prezzo è di 26,99€ su Amazon e se volete lo potete comprare cliccando qui di seguito.

 

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Il mio voto è di 5/5 stelle

Voi cosa ne pensate ? Ne avete provati altri? Lasciate i vostri parerei nei commenti sotto questo post.

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[INTERVISTA]: Gloria Vanni di Lessissexy.com

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Arrivati alla quarta intervista credo che sia proprio il momento di intervistare una donna, lei è Gloria Vanni di http://www.lessissexy.com/ una Giornalista/Blogger che ama fare rete, viaggiare e che si definisce un’apolide sempre in movimento.

Non mi dilungo oltre e vi lascio a questa interessane intervista, buona lettura !!

LE DOMANDE A GLORIA VANNI

Ciao Gloria, prima di tutto “grazie” per il tempo che hai impiegato a rispondere alle domande per il mio blog. Allora partiamo subito.

Presentati spiegando ai lettori chi sei e cosa fai nella vita

Ciao Andrea, grazie per questo invito a fare rete e che piacere essere subito dopo un testimonial come Moz! Allora, sono un puzzle! Sono un’apolide sempre in movimento, una persona innamorata della vita, una giornalista ieri e per sempre. Sono blogger, consulente di comunicazione, content editor e host.

Mannaggia l’inglese, però qui rende meglio di “creatrice di contenuti” e “ospite”, cioè persona che offre ospitalità. Ospitare, prendermi cura degli altri e condividere progetti di benessere è ciò che più amo. Ah, sono anche figlia, mamma, ex moglie, sorella, amica, volontaria: basta?

Nella tua biografia leggo che sei giornalista professionista e blogger freelance. Cosa pensi dei giornalisti che schifano i blogger e dei blogger che non vedono di buon occhio i giornalisti? Da che parti ti metti?

Non mi metto da nessuna parte: nel mondo c’è spazio per tutti e credo che ogni giorno sia buono per imparare qualcosa e da chiunque.

Penso che, salvo eccezioni, il giornalismo italiano non abbia compreso e raccolto l’opportunità del web: connetterci. E, allo stesso modo, è stata fraintesa la libertà del web che consente a tutti di aprire la bocca e dire qualsiasi cosa. È comunque difficile creare dialoghi e confronti tra chi parla lingue diverse.

Per esempio, tra una fashion blogger di 20 anni e una giornalista con una lunga storia professionale che, per diventare professionista, ha dovuto passare un esame di Stato, scritto e orale. L’informazione è cambiata e oggi i blogger sono più sexy dei giornalisti.

L’ho detto anche nei corsi di comunicazione digitale organizzati con l’Ordine dei Giornalisti della Lombardia a Milano: apriti cielo, stavo per essere lapidata da centinaia di giornalisti presenti in sala.

Come nasce il tuo blog, Less Is Sexy (http://www.lessissexy.com/), e di cosa parli nei tuoi post?

Less Is Sexy è un blogzine, una via di mezzo tra un blog e un magazine. Nasce il 1° aprile 2013 e sostenibilità, crescita personale, benessere, lifestyle, viaggi sono i temi di articoli il cui obiettivo è informare, incuriosire, stimolare dialoghi e creare confronti. Less Is Sexy non vende nulla: condivide.

Condivide ispirazioni e azioni di sostenibilità che per me è prendersi cura di sé, degli altri, della Terra. Viviamo in un’epoca di opportunità e cambiamenti e “less is sexy” è meno individualismo e più visioni globali, meno nazionalismi e più inclusione, meno autoreferenzialità e più progetti comuni… continuo?

Come nasce un tuo post? Hai un calendario editoriale o scrivi quando ne hai voglia?

Ho un calendario editoriale e pubblico un post a settimana: il martedì. È un calendario comunque flessibile che aggiorno ogni tre mesi circa. Dedico un giorno alla settimana alla scrittura.

Ore in cui scelgo di essere online il minimo indispensabile ed elimino ogni possibile distrazione: no a mail, whatsapp, cellulare e sì alla tecnica del pomodoro che ho raccontato in questo post: http://www.lessissexy.com/tecnica-del-pomodoro/

Gloria e i social: che rapporto hai?

Ho un rapporto distaccato, sereno ed equilibrato. I social sono per me strumenti di comunicazione e condivisione di conoscenza e informazione. Sui miei profili pubblico ciò che mi piace e sulle pagine di LessIsSexy pubblico i post del blog con PostPickr e cose che reputo interessanti per la community che lo segue.

Credo profondamente nel fare rete e condivido spesso post di blogger e media che m’ispirano. E ci metto la faccia. È con l’obiettivo di promuovere la conoscenza che per esempio ho condiviso la mia esperienza di cavia, paziente e persona guarita dall’epatite C.

L’HCV è un virus silenzioso e la percentuale di chi non sa di averlo è altissima. La prevenzione nasce dalla conoscenza.

Com’è cambiata la comunicazione dal periodo della carta stampata a quello del web?

Fino agli anni Novanta del secolo scorso, c’erano i cosiddetti media tradizionali – giornali, radio, televisione, affissioni –, e la comunicazione era verticale e monodirezionale: il giornalista scriveva il suo articolo, l’editore si occupava di stampa e distribuzione e ci si preoccupava poco dell’utente finale.
Con il web, anche l’informazione diventa parte di un processo condiviso e orizzontale. Viviamo una comunicazione più democratica dove anche il lettore può contribuire all’informazione: è il cosiddetto “citizen journalism”. Il giornalista ha sempre il compito di verificare la veridicità delle fonti, oggi è detto anche “fact-checking”.

Lo stesso blogger assume diversi ruoli: crea contenuti e si deve preoccupare di pubblicarli sul blog, quindi condividerli sui social, poi rispondere ai commenti e moderare le conversazioni, ovvero deve prendersi cura dei suoi lettori. È tempo ed energia.

E, come se non bastasse, devi commentare gli altri blogger, essere presente in modo propositivo in gruppi e comunità, fare strategie a medio termine ed essere pronto a stravolgere i tuoi piani in pochi istanti.

Blog e lavoro: quanto può essere utile un blog nel lavoro di un freelance?

Per me è fondamentale, soprattutto all’inizio. Il blog è uno straordinario biglietto da visita, tanto più in Italia dove, grazie al nostro spiccato individualismo, ogni giorno nascono blog con “nomeecognome.it”. Poi, con l’incremento del lavoro, succede che il blog personale passi in secondo piano. Sono pochi i professionisti che riescono a mantenerlo vivo e aggiornato.

Se ti dico viaggiare cosa ti viene in mente? Qual è stato il tuo ultimo viaggio?

Come scrivo nella mia biografia dei post, ho iniziato a viaggiare a 3 anni quando scappavo dall’asilo e ho detto che sono un’apolide sempre in movimento. Il mio primo viaggio da sola l’ho fatto a 13 anni in treno. Poi, sono partita per un viaggio in mare di cinque anni: ho navigato su barche a vela dai 20 ai 25 anni e sono riuscita a laurearmi prima di scendere dalle barche e scegliere di mettere radici a Milano.

Con la consapevolezza che siamo di passaggio e così, dopo 34 anni (intensi e belli), a primavera 2017 cambio vita e mi trasferisco in Spagna, a Minorca. Dove continuerò a fare ospitalità e a occuparmi di benessere, sostenibilità e comunicazione. Il mio ultimo viaggio breve è a Minorca, quello medio è in Malaysia, Thailandia, Taiwan. Quello lungo sarà quando acquisterò un biglietto di sola andata.

Viaggiare per me è vivere. È aprirsi al mondo e agli altri. È uscire dalla propria zona di comfort per avventurarsi in mondi sconosciuti. Opportunità da cogliere al volo per una valigia (sempre pronta) come me.

Si dice che viaggiare apra la mente: come e quanto ha influito il “viaggio” nella Gloria di oggi?

I viaggi sono stati, sono, per me fondamentali. Ero una teenager chiusa, ombrosa, negativa, silenziosa, arrabbiata. Viaggiare apre mente, cuore, corpo, tutto. I cinque anni di barca sono stati la migliore scuola di vita che io potessi sognare. Ho imparato a convivere, a farmi rispettare, ad accettare differenze, a giudicare meno, a lavorare con le mani, a gioire di poco.

Ricordo ancora la difficoltà di spiegare perché la libertà di essere me stessa e di guadagnare 300.000 lire al mese come marinaio/cuoca/skipper (in nero, ovviamente), lavorando 16-18 ore al giorno e 7 giorni su 7, fosse per me la sola scelta possibile. Avevo 20 anni e sono partita per il Sudan, Mar Rosso.

Ho continuato a viaggiare come giornalista specializzata in turismo e prodotti della Terra. Ho viaggiato come mamma e da sola. Nel 2017 compio 60 anni e mi regalo un’altra occasione di viaggio: cambio Paese e scelgo Minorca, la più selvaggia e autentica delle Baleari, per vivere vicino al mare e nella natura.

Se volessi diventare giornalista, quali sono i passi da compiere e quali consigli ti senti di dare alle nuove leve?

Se dico che il giornalismo è una “professione quasi estinta” forse non sarei capita e comunque non è del tutto corretta. Ho fatto la giornalista a tempo pieno nel secolo scorso. Con passione, determinazione, curiosità. Per due anni sono stata “inviato speciale” (era il mio sogno!): inviato di vita, non di guerra.

Non so davvero se tutto ciò oggi è ancora possibile. Non ho fatto scuole ma tanta gavetta e pratica sul campo. Consigli alle nuove leve? Umiltà, umiltà e ancora umiltà. Il che non significa accettare 5 euro a cartella, 1800 battute, 30×60 righe: il giornalismo non va a parole come il blogging. Allora, umiltà, studio (scuole specializzate e università) e strategie. È meglio iniziare in quotidiani locali e piccole cooperative.

Facendo anche due lavori perché con la scrittura e il giornalismo è difficile sopravvivere, figurati diventare ricchi. Suggerisco la lettura del post “17 consigli se vuoi collaborare con un giornale(http://www.wired.it/attualita/media/2016/12/05/consigli-collaboratore-giornale/ ) di Federico Ferrazza, direttore di wired.it e, poi, non mollare mai i propri sogni. Buona vita a tutti.

CONCLUSIONI

Ringrazio ancora Gloria per il suo tempo e per aver reso questa intervista, grazie alle sue risposte molto interessante.

Se la volete seguire anche sui Social questi sono i suoi Canali:

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